Sport e Salute | La tendinopatia del rotuleo

Comincia oggi la rubrica curata dal Dott. Alberto Rapisarda, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, che si occuperà dei principali traumi sportivi, cui spesso i giocatori sono soggetti.

 

Senza titolo1

La tendinopatia del rotuleo

Il tendine rotuleo è una struttura fibrosa che trasmette la forza generata dal quadricipite femorale, dalla rotula alla tuberosità tibiale sulla quale si inserisce. Il termine tendinopatia si riferisce a una serie di condizioni patologiche a carico del tendine e delle strutture che lo circondano, che vanno dalle semplici condizioni infiammatorie acute (tendinite o peritendinite), alla patologia cronica che porta alla degenerazione tendinea, che prende il nome di tendinosi. Tale condizione è di frequente riscontro tra gli sportivi, tanto da raggiungere una prevalenza del 14,2% tra tutti gli sportivi, e in particolare del 31,9% tra i giocatori di basket e del 44,6% tra i giocatori di pallavolo. L’evidente correlazione con l’attività del salto ha portato alla denominazione di  “Jumper’s Knee” ovvero “ginocchio del saltatore”. La sede più frequente di tendinopatia è sull’inserzione prossimale del tendine rotuleo o distale sulla tibia.

Si riconoscono tre stadi della patologia. Nel primo stadio l’atleta avverte dolore dopo l’attività o al termine dell’allenamento, il tendine non presenta alterazioni anatomo-patologiche e rappresenta una condizione reversibile. Nel secondo stadio il dolore è presente all’inizio dell’attività, scompare con il riscaldamento, per ricomparire in genere al termine dell’attività agonistica; il tendine presenta un infiltrato cellulare con infiammazione ed è una condizione reversibile. Nel terzo stadio il processo infiammatorio del tendine è consolidato e irreversibile, il tendine non ha più l’elasticità che lo caratterizzava ed è tendinosico; il dolore è presente sia durante l’attività che dopo, con alta probabilità di  cronicizzazione del problema, che può esitare in rottura spontanea del tendine. Attraverso la diagnostica strumentale (ecografia ed RMN) vengono messi in evidenza la presenza di microlesioni del tessuto tendineo e delle sue aree specifiche di degenerazione che solitamente si trovano in prossimità del punto di inserzione osteo-tendineo.

Quali sono i fattori che scatenano la tendinite rotulea?

Si distinguono fattori intrinseci ed estrinseci. I fattori estrinseci sono correlati alla frequenza, alla durata e all’intensità degli allenamenti (quindi alla modulazione del carico di lavoro), alla qualità dei terreni, alla temperatura/umidità, al numero dei salti, alla qualità delle calzature e alla periodicità della loro sostituzione. I fattori intrinseci sono collegati alle caratteristiche individuali di ogni soggetto e quindi allo stato dell’apparato osteoarticolare e muscolare in particolare: eventuali dismetrie degli arti, ginocchio valgo, piede poco elastico, alterata posizione rotulea,  alterato rapporto di forza tra flessori ed estensori della coscia, deficit di elasticità tra flessori ed estensori della gamba sulla coscia, peso corporeo eccessivo, a cui va aggiunto precedenti infortuni non completamente recuperati.

La prevenzione

La tendinite rotulea si previene aumentando il tono muscolare e l’estensibilità del muscolo quadricipite e dei tendini ischio-crurali. E’ importante infatti mantenere una elasticità sia dei muscoli  flessori ed estensori della coscia, in quanto un quadricipite femorale retratto crea sul tendine rotuleo una trazione maggiore durante il caricamento e in condizione di riposo una trazione permanente sul tendine rotuleo, che non crea le condizioni per il recupero ottimale delle fibre tendine;  così come dei muscoli  flessori retratti, portano ad alterazioni meccaniche tra cosce e bacino, che predispongono ad un carico eccessivo sia a livello rotuleo,  che lombare durante la fase di caricamento. Occorre quindi una preparazione atletica mirata al rinforzo simmetrico del muscolo quadricipite bilateralmente, ed eseguire nella preparazione un  programma di allenamento razionale, adatto alle proprie caratteristiche fisiche, non esagerare con le attività sportive alternative alla principale, soprattutto se poco correlate al gesto atletico; indossare scarpe comode ed evitare terreni eccessivamente rigidi, morbidi e  sconnessi. Eventuali mal allineamenti femoro-rotulei devono essere corretti con calzature o ortesi, quando possibile, così come eventuali squilibri muscolari o articolari. Bisogna inoltre intervenire subito ai primi sintomi del dolore, in quanto ciò innescherà un peggioramento della tendinite che oltre ai danni strutturali, comporterà una rapida diminuzione

Molta attenzione inoltre va posta anche a recuperi completi da precedenti infortuni (distorsioni, tendinite ad altro ginocchio o lombalgia), che se non completamente superati potrebbero aumentare del 50% la possibilità di insorgenza della patologia.

Terapia

L’atleta deve innanzitutto sospendere l’attività sportiva che ha generato la tendinite. La somministrazione di farmaci antidolorifici favorisce la riduzione del gonfiore ed attenua il dolore nella fase acuta della malattia. In fase acuta è utile l’applicazione locale di ghiaccio tre volte al giorno per dieci-venti minuti e subito dopo l’attività fisica.  Successivamente, quando il dolore diminuisce, è bene iniziare il potenziamento dei muscoli della coscia e della gamba abbinandolo ad esercizi di allungamento. Importanti sono infatti gli esercizi di stretching, ma controindicati in fase acuta. Può essere utile la massoterapia.

La terapia fisica consiste nell’utilizzo di laser, ultrasuoni e tecarterapia: queste terapie hanno effetto anti-infiammatorio; inoltre, somministrando calore profondo, stimolano l’apporto sanguigno al tendine, e quindi ne accelerano il recupero.  Un’ulteriore opportunità terapeutica viene fornita ultimamente  dall’utilizzo di infiltrazioni con concentrati piastrinici estratti dal sangue del paziente stesso (gel piastrinico o PRP – Platelet Rich Plasma): le piastrine, una volta iniettate, rilasciano dei “fattori di crescita”, ovvero delle molecole in grado di stimolare la rigenerazione dei tessuti. Nei casi refrattari cronici, dopo il fallimento di un protocollo riabilitativo ben condotto per la durata di almeno  6 mesi è necessaria la terapia chirurgica consistente in scarificazioni tendinee per aumentare l’irrorazione sanguigna nel tessuto tendineo degenerato.

Nelle lesioni acute il trattamento chirurgico deve essere effettuato il prima possibile e prevede la sutura transossea del tendine associata eventualmente a rinforzi tendinei.

 

Il Dott. Alberto Rapisarda è Specialista in Ortopedia e Traumatologia e attualmente riveste le mansioni di Dirigente Medico 1° livello presso il Reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. E’ consulente Ortopedico della ASD Fortitudo Agrigento dall’anno 2010-2011.  La sua formazione di Traumatologo sportivo avvenuta presso la  Scuola di Specializzazione della Clinica Ortopedica dell’Università degli Sudi di Pavia, presso il Policlinico San Matteo di Pavia, Centro rinomato di Traumatologia sportiva, punto di riferimento sia di squadre di calcio professionistiche di serie A (Inter F.C., Milan AC) e della FIDAL (Federazione Italiana Atletica leggera), dove il Dottor Rapisarda ha lavorato per oltre dieci anni. Oltre  ad interessarsi di Medicina e Traumatologia sportiva, l’attività chirurgica del Dottor Rapisarda investe i diversi settori dell’Ortopedia e della Traumatologia Generale e in particolare nella Chirurgia della Spalla e del gomito, rivestendo attualmente le mansioni di Delegato Regionale per la Sicilia della SICSeG (Società Italiana Chirurgia Spalla e Gomito).

 

Pin It