L’Angolo del coach: Il terzo tempo meglio del terzo quarto!

Coach Franco Ciani

Coach Franco Ciani

“Bravi! Non lo dico spessissimo ai miei giocatori, forse anche troppe poche volte, frenato dalla voglia di miglioramento e di perfezione, dall’esigenza quasi viscerale della cura del dettaglio, ma questa volta il complimento non va taciuto.

Perché? Vi chiederete, e la domanda appare legittima. Il motivo va cercato in quanto accaduto domenica scorsa sul campo di Napoli prima e dopo la sirena finale che ha sancito il nostro ritrovato feeling con la vittoria esterna, ma le sfumature della motivazione sono molteplici e di diversa natura.

Per iniziare va detto che non era assolutamente facile mantenere alta la concentrazione e massimale l’attenzione sull’evento tecnico e agonistico, considerando la particolarità di una settimana nella quale intorno a noi si è parlato di questo appuntamento esclusivamente in chiave extra-cestistica, con il rincorrersi, direi minuto dopo minuto, delle più disparate notizie o, meglio, indiscrezioni.

Siamo passati in un vorticoso turbine mediatico dal ritiro della compagine partenopea alla mancata disputa della gara,dalla certezza che a giocare sarebbe stata la squadra under 19 all’innesto addirittura di tre nuovi giocatori a rinforzo della rosa. Alla fine, come ormai si sa, ha giocato la squadra di sempre con l’assenza aggiuntiva di Brooks (praticamente con le valigie già in macchina, pronto a partire per gli Stati Uniti) e se questo da un lato ha finito con il crearci una situazione tatticamente vantaggiosa, non di meno ci siamo trovati a dover affrontare una difficoltà ulteriore sotto il profilo emotivo.

Grande pathos con il pubblico con il suggestivo accompagnamento musicale di “Napul’è” di Pino Daniele, motivazioni personali e professionali fortissime nel gruppo di giocatori italiani ed energie profuse sul campo in modo esponenziale quasi a voler non solo dimostrare il proprio valore e la propria professionalità, ma anche esorcizzare le negatività del momento. E’ stata questa l’arma in più dei nostri avversari, un’arma che ha loro consentito di enfatizzare quanto di positivo c’era e c’è da sempre nel loro DNA cestistico, di lottare su ogni pallone fino alla fine nonostante una rotazione ovviamente piuttosto stretta.

La capacità dei miei giocatori è stata quella di farsi trovare pronti per giocare quaranta minuti a questo livello d’intensità, alzando argini solidi contro la mareggiata iniziale che veniva dal sacro furore della rabbia, per restare fedeli  con attenzione e continuità ai temi tattici sui quali avevamo lavorato in settimana, aspettando gli ultimi minuti per raccogliere i frutti di tutto questo lavoro.

Un approccio così particolare e proprio per questo difficile, rendeva tutt’altro che scontata e banale la gestione emotiva prima ancora che tecnica della partita ma questa volta abbiamo fatto proprio le cose per bene.

La nostra domenica partenopea ha però vissuto anche altri momenti importanti e di valore assoluto, momenti non tecnici o tattici ma umani, nei quali ancora una volta i nostri ragazzi hanno dato dimostrazione di quelle qualità umane e caratteriali che hanno fortemente influenzato e motivato tutte le nostre scelte estive.

Mi riferisco ovviamente a quel famoso “terzo tempo” che ha suscitato commenti positivi a dire il vero (perdonate per una volta la piccola provocazione) più altrove che ad Agrigento, un terzo tempo nel quale i ragazzi (per loro spontanea iniziativa della quale non mi assumo alcun merito, ma per la quale sono loro grato) hanno voluto tributare non solo un rispettoso omaggio alla qualità tecnica e morale degli avversari, ma soprattutto dimostrare solidarietà e stima per tutto quanto sta accadendo e che senza dubbio non può che togliere loro serenità professionale e personale.

Posso assicurare che in campo contatti anche duri e intensità difensiva non sono mai mancati e che alla fine siamo stati capaci di vincere una partita vera, oltretutto una gara per noi importantissima in chiave futura non solo per i due punti conquistati, ma anche perché testimonianza di qualche passo in avanti nel difficile cammino della ricerca di continuità di risultati così importante in questo campionato. Proprio per questo poteva essere lecito attendersi un’esultanza vistosa, nella quale esprimere ed esorcizzare allo stesso tempo molte delle tensioni di queste settimane, ma sarebbe stato sicuramente poco rispettoso nei confronti di giocatori, tecnici e tifosi napoletani.

Essere uomini di sport non è diverso dall’essere sportivi professionisti, se si riesce sempre a far prevalere i valori importanti della vita di ogni uomo.

Onore delle armi a Napoli, dunque, ma onore ai nostri ragazzi che al di là dei risultati sportivi e di tutto quanto suscitano vittorie e sconfitte hanno saputo dimostrare ancora una volta la loro qualità di persone.

Permettetemi quindi di essere orgoglioso di questa squadra, della Fortitudo e di come in quest’occasione abbia saputo dare lustro alla città di Agrigento non solo con una vittoria sportiva, ma con un modo di essere!”

Franco Ciani

 

 

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