L’Angolo del coach: in mediostatvirtus

Coach Franco Ciani

Coach Franco Ciani

 

“Il mese di novembre non è mai stato tra i miei preferiti, lo ammetto, ed anche se quattro autunni siculi hanno allontanato da me il ricordo delle tipiche giornate buie, uggiose, spesso piovose che dalle mie parti di questi tempi sono la regola più che l’eccezione, non di meno la mestizia in questo periodo dell’anno spesso mi assale.

Finora non mi ero mai chiesto il perché con quella determinazione che è necessaria quando veramente vuoi comprendere le radici e le motivazioni di qualche accadimento, ma quest’anno, se mai fossi stato in difficoltà nel comprendere tutto questo, la vita, sia personale che professionale, mi ha dato modo di capirne di più.

Non amo far puntare i riflettori su ciò che alberga nel mio cuore e quindi ruberò soltanto un paio di righe a questa rubrica per un pensiero dolce e commosso ad un amico fraterno che da anni anelavo di incontrare da avversari, dopo mille battaglie insieme, e che invece ho fatto giusto in tempo a salutare con gli occhi velati di pianto al termine dell’unica partita che ha perso veramente, con un avversario contro cui la sua competenza e la sua forza d’animo nulla hanno potuto.

Nella giornata in cui Biella gli ha reso gli onori riservati ai grandi uomini e ai grandi comandanti noi eravamo là, per contendere un risultato sportivo che forse ai più pareva avere poca importanza, ma che invece rappresentava e rappresenta proprio il sale della nostra esistenza professionale; mi rammarica che non ci sia riuscito di mostrare la nostra immagine più sfavillante, la versione spumeggiante di inizio anno, ed è questo che riporta la mia mente verso questo nostro appuntamento settimanale.

Già, novembre, un mese capace di oscurare quanto di buono le prime cinque giornate di campionato ci avevano lasciato in eredità, ovvero un gioco convincente, risultati sorprendenti e la capacità ancora una volta di far parlare di noi come della squadra rivelazione, solida e precisa come un gruppo di veterani sa essere, ma anche fresca e irriverente come spesso i debuttanti riescono ad essere.

Allora, ricordo, tenere un basso profilo, raccontare di un cammino lungo ed ancora irto di difficoltà, sembrava più un difficile e scaramantico gioco di parole che non l’analisi cauta e razionale di chi attraverso le insidie del secondo campionato nazionale ci era già passato; i fatti hanno poi confermato che la capacità di adeguamento al livello raggiunto andava consolidata nel tempo e non a poco prezzo.

Ora, in questo accidioso undicesimo mese dell’anno, potrebbe apparire invece scontato lasciarsi guidare dalla delusione per una sola vittoria nelle ultime cinque partite, per uno schiaffo sonoro subito a Biella a causa del  quale le nostre guance sono ancora arrossate e nei nostro petti brucia la voglia di riscatto, cominciando magari a riflettere non solo su un traguardo play-off che appare più lontano (è la prima settimana nella quale non siamo nelle prime otto posizioni), ma magari anche su una risicata e poco gratificante salvezza.

A volersi lasciar trascinare dalle sensazioni del momento potremmo trovarci tutti nella confusione derivante da una parte dalle sirene ammaliatrici che cantano per lenire il dolore utilizzando parole come assenze, infortuni, trasferte, e dall’altra dallo stridulo verso delle arpie rappresentate da un calendario di fuoco da qui alla fine dell’anno solare con, nell’ordine, Torino, Brescia, Ferentino, Mantova: classifica alla mano, il meglio della nidiata, Verona esclusa.

L’unica cosa che, invece, potrà mettere ordine sarà il lavoro, funzionale al raggiungimento dell’obiettivo rappresentato dal rinvigorire gli animi provati dal momento, ripartendo da certezze tecniche e tattiche che non mancano e spinti dalla volontà di ritornare in fretta squadra convincente e vincente, senza dimenticare poi tutto quello che sarà necessario fare per recuperare i giocatori colpiti da acciacchi ed infortuni di varia entità e la cui assenza o condizione deficitaria si tocca con mano non soltanto nell’appuntamento domenicale, ma anche nella quotidianità.

Non abbiamo mai pensato di essere team in grado di dominare questo campionato di assoluto livello e sappiamo di non essere destinati a vestire simbolicamente la maglia nera, siamo consapevoli che ogni domenica tutto, nel bene e nel male, sarà nuovamente messo in discussione ed ogni partita avrà una sua storia indipendente; la storia di questo campionato racconta che ad essere premiate alla fine sono le squadre in grado di assorbire i colpi bassi e di dare il giusto valore alle proprie imprese.

“Nel mezzo sta la virtù” dicevano i latini ed è proprio nell’equilibrio che troveremo il puntello su cui poggiarci e che aiuterà a ritrovare la vera Fortitudo.”

Franco Ciani

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