 Si chiude la “quindici giorni” casalinghi che, per la Fortitudo “Moncada” Agrigento, avrebbe dovuto rappresentare la giusta occasione per ripartire dalle difficoltà del passato e voltare pagina. Purtroppo i risultati non hanno premiato le intenzioni ed Agrigento subisce contro la Cosum.it Siena la sesta sconfitta consecutiva (terza in casa) con il risultato di 69-78. In tutta onestà il punteggio finale non è totalmente veritiero, perché Agrigento per buona parte del match ha comunque sfoderato una buona prestazione, conducendo non solo nel punteggio ma anche nel gioco. Ancora una volta però il suono della sirena decreta la sconfitta dei bianco-azzurri che devono a malincuore registrare un altro lancio incompleto, questa volta senza perdita di yards, viste le contemporanee sconfitte delle dirette concorrenti nella lotta per non retrocedere, lasciando così a 6 lunghezze il distacco dalla zona calda. Insomma “se Atene piange, Sparta non ride”, e questa è l’unica consolazione che risollevi gli animi dalla frustrazione dell’ormai cronica difficoltà a trasformare in vittorie l’impegno e la determinazione profusi dalla formazione agrigentina sia in allenamento che in partita. Non si può infatti non sottolineare che, fatta eccezione che per l’esito finale, Agrigento abbia comunque giocato nel complesso una buona partita, dimostrando personalità e determinazione. I bianco-azzurri, ormai sempre più padroni della nuova filosofia di gioco impartita da coach Paolini, partono subito con il piede giusto mettendo in chiaro di non essere più disposti a compiere ulteriori passi falsi. Compatta in difesa e fluida in attacco Agrigento, come ormai spesso avvenuto nelle ultime settimane, mostra con evidenza una buona reattività di gioco. La velocità nella circolazione della palla e la razionalità e concentrazione nelle scelte offensive, consentono ai padroni di casa di trovare con una certa facilità la via del canestro. L’attenzione e la determinazione in difesa fanno il resto e per qualche minuto sembra di essere trasportati in un viaggio spazio temporale al Dallas Cowboys stadium in Arlington per l’all star game 2010 “where amazing happens” (dove si realizzano meraviglie).  L’inizio di secondo quarto riporta tutti con i piedi per terra e la Fortitudo registra uno dei soliti blackout di gioco che permette a Siena di riavvicinarsi, ma senza destare eccessive preoccupazioni. Il match continua a protrarsi in mano ad Agrigento che non molla la presa e continua a mantenerla anche nel corso del terzo quarto, nel quale non si verifica il calo fisiologico che in questa stagione ha contraddistinto i secondi tempi di Agrigento. La Fortitudo risponde bene alle sollecitazioni avversarie e reagisce puntualmente ad ogni tentativo ospite di rientrare in partita. Purtroppo, proprio quando le difficoltà di sempre sembrano superate, puntuale come le tasse, arriva il secondo blackout di gioco, questa volta decisivo per le sorti del match. Nell’ultimo periodo infatti Siena tenta il tutto per tutto ed accelera decisamente il gioco buttandosi a capofitto, ma sempre razionalmente e con logica tattica, in ogni azione di gioco. Agrigento, che fino a quel momento aveva resistito ad ogni attacco, subisce il colpo e perde il controllo del match. In breve tempo svaniscono la concentrazione e la reattività viste per larga parte della partita che prende decisamente la via di Siena. Che si tratti di calo fisico o mentale o di entrambe le componenti, ancora una volta la Fortitudo raccoglie meno di quanto seminato e resta ancorata in classifica. È vero che le brutte abitudini sono dure ad andare via, ma la speranza è che si riesca nel più breve tempo possibile ad invertire una tendenza divenuta ormai una pesante consuetudine.
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