 Ancora una caduta casalinga per la Fortitudo “Moncada” Agrigento che, contro la Centro auto Ford Molfetta, incassa la terza sconfitta consecutiva del girone di ritorno con il punteggio finale di 81 a 84. La formazione dei templi resta pericolosamente ancorata al terz’ultimo posto della classifica ed il fiato delle inseguitrici inizia a soffiare minacciosamente sul collo degli agrigentini. Questa volta però la caduta non è stata indolore, ma ha rumorosamente e fragorosamente crepato l’ambiente bianco-azzurro. Nella serata di lunedì infatti la Moncada Agrigento e il Coach Luca Corpaci hanno deciso consensualmente di separare le proprie strade. Un epilogo inimmaginabile ad inizio stagione che rovina e macchia una pluriennale storia di successi ed indelebili ricordi. Si tratta certamente di una decisione sofferta da entrambe le parti, perché lo sport oltre che da risultati è fatto anche e soprattutto da emozioni e sentimenti, e quelli trasmessi dalla Fortitudo con la guida di coach Luca Corpaci saranno di certo indimenticabili. Luca Corpaci lascia il timone di una nave in balia di acque buie e tempestose, ma lascia come il comandante che ha segnato la storia sportiva del basket agrigentino. Purtroppo nello sport, a qualsiasi livello venga giocato, contano le classifiche ed i punti e coach Corpaci paga la penuria di risultati positivi e la cronica incostanza di gioco mostrata in questa stagione dalla formazione agrigentina ed ancora una volta ribadita nella sconfitta casalinga di domenica sera. In verità Agrigento non ha demeritato sul piano realizzativo, ma non è mai stata in grado di dominare la partita, sempre costretta ad inseguire l’avversario nel punteggio e mai capace di invertire l’inerzia del gioco. La difesa, non perfettamente registrata, è caduta spesso in vuoti d’attenzione che hanno permesso al Molfetta di tenere il campo con facilità e di aggiornare il punteggio con regolarità. Emblematica in tal senso l’ultima azione di gioco quando, a diciassette secondi dalla fine e con le due squadre appaiate nel punteggio, Molfetta realizza l’ultimo tiro da tre grazie ad un indomabile Malamov, gia autore di 25 punti e di una straordinaria sequenza di giocate, lasciato colpevolmente indisturbato e con un paio di metri quadrati di libertà. Tali disattenzioni hanno contraddistinto il gioco agrigentino sin dall’inizio del torneo, ma non può obiettivamente negarsi che siano, inevitabilmente, anche figlie dello stato di tensione e nervosismo che ultimamente contraddistinguono l’ambiente Fortitudo. Purtroppo la negatività del momento e la frustrazione delle sconfitte si sono tradotte in divisioni e malumori, rischiando di disunire il gruppo bianco-azzurro e di privare di stimoli l’ambiente Fortitudo. Il malumore è poi culminato nella nota vicenda delle pesanti esternazioni di Davide Virgilio nel post partita di Trapani. Non c’è dubbio che Virgilio abbia commesso un grave errore, nella forma, nei modi, ma soprattutto perché i panni sporchi si lavano in casa e nel caso specifico a “quattr’occhi”, occorre però obiettivamente sottolineare che il rapporto coach - giocatore non è mai stato idilliaco. Già a novembre Coach Corpaci, pur sottolineando l’impegno e la dedizione di Virgilio, ammetteva l’esistenza di un rapporto tecnicamente conflittuale, che può essere un aspetto di secondo piano quando decidi di andare a mangiare una pizza insieme, ma diviene certamente un problema se questo conflitto si traduce nelle scelte di gestione del match. Ammetterlo pubblicamente, poi, rischia di suonare come una bocciatura delle capacità tecniche del giocatore e di certo questo non giova al bene comune.  Forse l’intera gestione del gruppo ha mostrato qualche difetto e qualche eccessivo nervosismo. Troppo repentinamente si è passati dalle prime giornate di campionato, in cui il nemico era la stampa o le critiche incompetenti dei falsi esperti dalle quali proteggere gli UOMINI Fortitudo, alle più recenti dichiarazioni dei post partita in cui si criticava l’incapacità di alcuni uomini chiave di assumersi la responsabilità ed il coraggio di prendere le decisioni determinanti per vincere le partite. Tutto ciò, probabilmente, unito ad una buona dose di sfortunati episodi, ha contribuito a rendere più complessa la ricerca delle soluzioni adeguate alla mancanza d’identità di gioco mostrata, fino ad oggi, dalla formazione agrigentina. Chiuso un capitolo se ne riapre necessariamente un altro. Chi siederà sulla panchina bianco-azzurra dovrà fare i conti con un ambiente deluso e con un gruppo che necessita di essere ricostruito. La missione non è affatto semplice, occorre ritrovare la fiducia nei propri mezzi, sfoderare la grinta ed il carattere per trasformare le sensazioni negative del momento in energie positive per invertire la storia del campionato e salvare il resto della stagione agrigentina. Grazie di cuore a coach Luca Corpaci per gli indimenticabili successi regalatici e per tutte le emozioni vissute e condivise, che ci legheranno per sempre e che faranno parte della storia sportiva di Agrigento e della Fortitudo.
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