 Nonostante il buon esordio nel 2010, sancito dalla convincente vittoria casalinga contro Palestrina, la Fortitudo Agrigento registra, in sette giorni, la doppia sconfitta esterna contro Ostuni e Trapani, ripiombando repentinamente nella situazione di stallo antecedente la pausa natalizia. Ancora una volta dopo aver compiuto un passo avanti se ne fanno un paio indietro e purtroppo la sfida contro Trapani va ad arricchire ed ampliare l’elenco delle occasioni perse per dare una svolta al campionato agrigentino. La Fortitudo continua a preparare, ma non completa il salto di qualità necessario a creare le basi per inanellare una serie di risultati utili consecutivi, cambiando, così, la storia di questo campionato di serie A dilettanti. In sostanza la stagione agrigentina non decolla, l’impegno e la determinazione in campo non sempre si traducono in vittorie ed il rischio che si corre è quello di vedere ridurre la fiducia dei giocatori nei propri mezzi e, conseguentemente, di assistere ad una seconda parte di stagione che si trascini stancamente verso il suo epilogo. Quando l’impegno e l’agonismo non danno i frutti sperati la frustrazione può prendere il sopravvento e fino ad oggi la Fortitudo ha sicuramente raccolto molto meno rispetto a quanto seminato, soprattutto nelle sfide decisive, in cui Agrigento, pur non sembrando seconda a nessuno e pur giocando alla pari con l’avversario, ne è uscita spesso sconfitta. Non si può parlare di crisi, perché le difficoltà non si sono concentrate in una fase del campionato o in un aspetto preciso del gioco agrigentino, piuttosto mancano, forse, la compattezza e l’identità per imporsi nei momenti decisivi del match, quando occorre mantenere le mani calde e la testa fredda. A ciò deve aggiungersi che, di certo, fin qui, la fortuna non ha vestito i colori bianco-azzurri, vista anche la lunga serie di infortuni che, nel corso delle settimane hanno riempito l’infermeria agrigentina.  Purtroppo con l’andare del tempo diventa sempre più difficile realizzare un’inversione di tendenza mentre progressivamente potrebbe essere più facile assuefarsi ad una realtà che sembra non reagire alle sollecitazioni esterne e che potrebbe privare di stimoli l’ambiente Fortitudo. Trovare la chiave di volta ai problemi che contraddistinguono la stagione agrigentina non è compito semplice, anche perché il gruppo, che un tempo era il punto di forza, sembra cominciare a scricchiolare. La frustrazione delle sconfitte può causare nervosismi ed incomprensioni e rendere il lavoro più difficile. Occorre mantenere i nervi saldi e cercare di anteporre il bene comune ai problemi o alle insoddisfazioni personali. Di certo il momento non è semplice ed il morale non può essere alto, ma il campionato è ancora lungo e vi è ancora il tempo per cambiare il senso della stagione agrigentina. Perché ciò si realizzi, però, la Fortitudo deve rinascere come squadra e deve prima trovare la propria identità per poterla poi imporre all’avversario.
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