Le ore scorrono a velocità frenetica e il momento nel quale il blog dovrà essere on-line si avvicina rapidamente, ma ancora la sua struttura sembra avvolta nelle nebbie dell’incertezza e del conflitto tra sensazioni diverse da decodificare nelle poche righe che comporranno uno dei nostri ultimi appuntamenti stagionali.

Poi il treno dei pensieri riprende la sua corsa scivolando veloce sui binari della logica e dell’emozione per trovare, a ogni fermata, uno spunto o un’idea che valgano la pensa di essere espressi come descrizione di quanto provato in una settimana particolare come quella appena trascorsa, quasi si trattasse di un processo evolutivo mentale ed emozionale, figlio del succedersi di accadimenti in questa parte finale della stagione.

La prima stazione è quella del rammarico e del disappunto, lo devo confessare, per una salvezza che è stata matematicamente ottenuta grazie alla vittoria di domenica scorsa con Napoli e senza nessuna dipendenza dalla situazione legale e amministrativa di una nostra diretta concorrente, ma che è passata assolutamente inosservata agli occhi di quasi tutti, quasi fosse una sorta di tributo dovuto da parte di questo gruppo alle aspettative comuni.

Forse la capacità della squadra di non dare mai motivo di ritenere questo primo irrinunciabile traguardo stagionale a rischio, nonostante i mille travagli di questi mesi, il gennaio nero come la pece vissuto con grande coesione e temperamento dal gruppo senza subire l’influsso negativo di gioventù e inesperienza, l’incertezza di un girone che mai come quest’anno ha mostrato equilibrio e imprevedibilità come proprie caratteristiche principali, ha indotto i più a ritenere scontata la conferma di un importante titolo sportivo nella città dei Giganti, ma permettetemi di non avvalorare in modo assoluto questo tipo di valutazione.

Anche la seconda stazione è dipinta con i toni e le sfumature di un grigio che nulla a che vedere con il best seller letterario di qualche anno fa, quanto piuttosto è l’espressione cromatica del mio stato d’animo di fronte all’ennesima domanda su un potenziale appello da fare ai tifosi, domanda che mi spinge a pensare, tra il serio e il faceto, che forse sarebbe più utile e piacevole fare un appello non ai tifosi ma dei tifosi, visto che ormai i volti sono sempre quelli sulle gradinate del PalaMoncada e ci sentiamo in una sorta di classe scolastica nella quale condividiamo le forti sensazioni derivanti dalla quindicinale verifica delle nostre qualità.

In questi anni ho ascoltato con grande interesse la moltitudine di termini, ragionamenti e motivazioni, per le quali molti hanno voluto giustificare un’assenza che, di fatto, non è altro che indifferenza e disinteresse non soltanto per una disciplina sportiva, ma anche per un’entità che difende da anni con grande impegno i colori di una città che, pur straordinaria per molte cose, spesso non sa legarsi affettivamente alle realtà positive del proprio territorio.

Guardando fuori dal finestrino i paesaggi che scorrono a rapidamente mi passa per la mente fugacemente il pensiero di che cosa potrebbe accadere se disinteresse e indifferenza per questa realtà dovessero contagiare i piani alti della nostra Società, ma lo respingo con decisione nella speranza, indipendentemente dalla mia permanenza futura ad Agrigento, che nessuno un giorno debba attingere alle proprie reminiscenze scolastiche per ricordare che … ”chi è causa del suo mal …”.

Terza stazione, quella contraddistinta dai colori vivaci e illuminata dal sole della soddisfazione per una settimana di lavoro di livello eccellente, nella quale le scorie della travagliata vittoria di domenica scorsa si sono trasformate in combustibile atto a far girare il motore dell’impegno e della concentrazione; questa è però anche la stazione dello stimolo e dell’eccitazione per l’avvicinarsi di un appuntamento importante, quello nel quale avremo l’opportunità di conquistare i due punti che significherebbero l’approdo, ancora una volta, a quei play-off che poche squadre in questi anni hanno saputo ottenere con pari costanza.

Al termine di questo viaggio nel cuore e nella mente vissuto a ritmi da alta velocità, ma con il fascino insito nelle sbuffanti cadenze dei vecchi treni a vapore, eccoci arrivati all’ultima stazione, quella della logica tecnica, nella quale albergano tutte le sensazioni riguardanti il valore dei nostri prossimi avversari, un valore che mette questa Viola a pieno titolo nella fascia delle grandi di questo campionato e che va e andrà sempre riconosciuto a tecnici e giocatori, senza poter essere intaccato dall’attuale posizione in classifica frutto di qualcosa che tecnico e agonistico non è.

Proprio questa valutazione dovrà aiutarci ad avere il giusto approccio alla gara e a mantenere l’atteggiamento più consono per ottenere ciò che vogliamo, ma anche a dare il giusto significato e il giusto valore a questa contesa e al risultato che ne scaturirà, un risultato che ancora una volta potrebbe farci sorridere tutti insieme e potrebbe soprattutto rappresentare non la tappa finale di un viaggio, ma quella iniziale di una nuova avventura.

Ecco, ancora una volta le parole hanno saputo, o forse solo cercato vanamente, di esprimere stati d’animo e pensieri di questa parte del mio infinito viaggio in questa terra, in un percorso personale, prima ancora che professionale, che trova il suo migliore compendio nelle parole di Giorgio Faletti:

“L’importante non è ciò che trovi alla fine di una corsa, l’importante è quello che provi mentre corri” .

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