In ogni momento della nostra vita soprattutto professionale l’incombente rischio di cadere nel gorgo infido della mediocrità è senza dubbio il peggior compagno di viaggio verso mete future, intendendo non l’oggettiva constatazione di possedere qualità non superiori alla media, ma l’accettazione consapevole dell’incapacità di ergersi al di sopra della media nonostante le doti di cui si è in possesso lo consentano e quasi lo impongano, qualunque sia l’attività svolta od il contesto in cui si è chiamati ad operare.

L’appagamento, la presunzione, l’appiattimento di ambizioni e desideri immolati, nella loro espressione e concezione più alta, sull’altare della pigrizia, rappresentano invece gli alleati più subdoli ed efficaci di questo morbo emotivo, capace di precludere ad ognuno il raggiungimento di mete professionali e personali proporzionali alle proprie capacità.

Il rifiuto della mediocrità intesa in questo modo, al contrario, diventa con effetto immediato il propellente più efficace per rimettere in moto il propulsore della determinazione, contribuendo a rigenerare le energie spese sia sotto il profilo fisico sia a livello emotivo durante il cammino, e fornendo quindi tutti i mezzi necessari per invertire nuovamente una tendenza negativa quale quella che ha contraddistinto le nostre ultime due settimane.

La storia del campionato ci ha insegnato che mantenere la concentrazione per lunghi periodi non è cosa facile, ed ogni squadra capace di ottenere molte vittorie in fila arriva prima o poi davanti ad uno snodo decisivo per lo sviluppo della propria stagione, uno snodo rappresentato dalla scelta obbligatoria di un percorso messi di fronte alla dicotomia caratterizzata da un lato dal ritenere sufficiente quanto già fatto, quasi si trattasse di un credito da poter spendere da qui all’estate, e dall’altro dalla consapevolezza di dover ripartire ogni martedì mattina con determinazione e nella logica della capacità di cimentarsi continuamente in nuove battaglie difficili con il piglio del combattente di razza.

Biella e Latina, sconfitte pesanti non solo per la mancanza di punti in classifica, ma anche per il grave effetto collaterale di scontri diretti irrimediabilmente compromessi, ci mettono ora proprio davanti a questo bivio, costretti a scegliere tra le triste rassegnazione rappresentata da un finale di stagione anonimo e nel quale puntare ad un fortuito aggancio al carro dei play-off magari all’ultimo secondo dell’ultima partita, e l’elettrizzante sensazione di riprendere ad essere protagonisti non solo della stagione, ma anche , o forse soprattutto, del nostro futuro professionale, in ossequio a quella costante ricerca di ottenere e soprattutto dare il meglio in ogni situazione.

Non credo che il batterio della mediocrità si sia instillato nelle nostre vene cominciando ad intaccare gli organi vitali, ma è chiaro che oggi sarà importante tenere sotto osservazione gli sviluppi futuri non solo con interesse scientifico, ma anche con il fermo e deciso proposito di impedire, qualora se ne ravvisi il rischio, un espandersi dell’epidemia, nella malaugurata ipotesi che in qualcuno si conclamino i sintomi dell’infezione.

L’aspetto più importante di tutto questo, però, è che la consapevolezza dei propri mezzi e dell’obiettivo comune rappresentino dei punti di forza talmente solidi da superare sfiducia e scoramento, riportando alla memoria di tutti noi il ciclo straordinario delle sette partite vinte consecutivamente che, se sotto il profilo del gioco espresso sembrano davvero lontane dal nostro presente agonistico, temporalmente invece sono così vicine da poterle quasi toccare stendendo un braccio.

Il messaggio è dunque quello di riprendere in mano il nostro futuro professionale ritrovando la capacità di esprimere quanto insito nelle nostre potenzialità, sapendo che ancora una volta dovremo fare i conti con gli infortuni e che il lavoro di recupero della condizione di alcuni di noi necessiterà ancora qualche settimana di chiaroscuro.

Per farlo, però, ancora una volta non dovremo restare ancorati al passato debellando sia il rischio di sentirci appagati e presuntuosi sia quello di perdere certezze e regole appiattendoci nel nulla rappresentato dalla malsana convinzione che il crinale negativo sia ormai irrimediabilmente imboccato, ma piuttosto guardare avanti trovando all’interno di noi stessi il reagente della determinazione, quello capace di esaltare le qualità insite in ognuno.

Insomma, dopo l’avvio di stagione che tutti ricorderanno, e che ci costrinse a vivere momenti ancor peggiori di questi, oggi siamo chiamati dall’andamento sinusoidale della stagione a ritrovare individualmente e come squadra quella volontà che allora ci spinse fuori da sabbie mobili più perigliose.

Andrew Carnegie, scozzese emigrato in America e vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900 fondando un impero siderurgico e rivelandosi filantropo di valore assoluto, ci ha saputo proporre questa efficace chiave di lettura della questione, una chiave di lettura dalla quale prendere spunto per interrogarsi:

“La gente che non è in grado di motivare sé stessa deve accontentarsi della mediocrità, non importa quanto impressionanti siano le loro capacità”

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