A volte capita di avere mille pensieri che affollano la mente e avvertire, contestualmente, da un lato il forte desiderio di condividerli, di tirare fuori quindi dalla parte più intima di ognuno di noi le parole necessarie e sufficienti a esprimere ogni emozione e rappresentare ogni reazione agli accadimenti che ci circondano, e dall’altro la certezza che non sia la cosa più appropriata in relazione al momento che si sta vivendo.

Sono questi i frangenti nei quali deve prevalere la consapevolezza del bene comune che spinge a trattenere quelle parole e ad attendere il giusto contesto nel quale esprimere il proprio stato d’animo senza il dovere di fornirne una versione criptata quanto basta, ma soprattutto senza il timore che un possibile fraintendimento del significato possa essere strumentalizzato e nuocere al bene comune.

Oggi, ne sono certo, è uno di quei momenti ed ecco quindi motivata la decisione di rimandare valutazioni e pensieri a un prossimo blog, cercando di contribuire in questo modo al mantenimento da parte di tutti della massima concentrazione sull’obiettivo del momento, quella vittoria a Roma che ancora una volta ci aprirebbe in modo matematico e inattaccabile l’accesso a quei play-off che oggi rappresenterebbero il valore aggiunto di una stagione già positiva.

Giorni e notti con tabelle e classifiche alla mano hanno chiarito che senza doversi affidare a disgrazie altrui, e di qualcuno più che di altri, l’unico modo per firmare con vernice indelebile quest’annata è violare il campo dell’Eurobasket e solo a questo abbiamo tutti noi l’obbligo di pensare ora, allineati come non mai nella convinzione di poter conseguire il risultato sperato.

Per tutto il resto ci saranno tempo e modo.

E allora pensieri e parole rimangono custoditi nell’intimo della mente e dello stomaco, seguendo il consiglio insito in un noto modo di dire tutto siciliano spesso citato dalle persone che mi circondano tra il serio e il faceto e con il quale in questi anni mi sono trovato a interagire seppure in modo non sempre facile e naturale, ma che questa volta mi svela una sua accezione di rara efficacia: “

 

“La megghiu parola è chiddra ca nun si dici”.

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