Grazie! E’ questa la parola che rappresenta per me una sorta di mantra della settimana, chiamata a esprimere sentimenti e sensazioni personali e proprio per questo da riassumere in poche parole e rinchiudere poi nel forziere dei beni più preziosi dove ritrovarle, nell’intimità, in ogni occasione in cui l’anima le vorrà ricercare.

Grazie, dunque, a chi mi ha scelto e voluto, a chi mi ha concesso di accettare nuove responsabilità avendomi già dato l’opportunità di vivere un periodo così straordinariamente bello sotto il profilo professionale, per certo viatico essenziale per nuovi stimolanti approdi, grazie a chi ha lavorato e sudato al mio fianco per anni contribuendo a tutto questo, a chi sopporta quotidianamente i lati meno piacevoli del mio carattere, le conseguenze delle tensioni da sempre compagne di viaggio e del mio viscerale amore per questa vita e questo lavoro, e infine a chi ha gioito insieme a me, esternando stima e affetto.

Nel bel mezzo di una settimana nella quale emozioni personali uniche e forti sono entrate a far parte della quotidianità, la parola “grazie” non poteva non prendere forma nei miei pensieri, e di conseguenza trovare una collocazione tra queste righe per darne la giusta chiave interpretativa, ovvero non la volontà di un’autocelebrazione, ma al contrario il desiderio di condividere qualcosa di straordinariamente bello con chi ha contribuito in ogni forma e renderlo possibile.

Tra queste persone, una tra poche ore calcherà nuovamente il parquet del PalaMoncada, ma lo farà con una maglia diversa, schierandosi sotto il gonfalone delle truppe nemiche, ma se da un lato i sei anni passati insieme lo renderanno il più pericoloso degli avversari, per come saprà rivisitare i ricordi con l’intelligenza tattica che lo caratterizza, dall’altra sarà speciale riabbracciare chi, al di là di oltre 200 partite vissute insieme, resterà sempre speciale in virtù di un’amicizia sincera e di tutto ciò che si è condiviso, dando prima ancora che ricevendo.

Ecco, sembrerebbe giunto il momento di chiudere le porte dell’anima e di rimettere in ordine nelle segrete celle del sentimento le emozioni personali, lasciando le luci della ribalta puntate sull’ennesima sfida di una squadra che anche là dove non riesce a esprimere il massimo delle proprie possibilità e potenzialità a causa di qualche disattenzione di troppo, ma anche per via di un alto livello prestativo degli avversari, riesce a esprimere compiutamente il proprio modo di essere, alimentando il pathos e rafforzando il rapporto con quanti la seguono con crescente affetto.

La volontà forte in questo momento è quella di mantenere imbattuto il proprio campo, anche al cospetto di cotanto avversario, in piena striscia vincente e che da un mese non conosce la parola sconfitta, legittimando così le ambizioni della vigilia e i proponimenti stagionali, al netto di un avvio con un paio di scivoloni che soltanto tra gli osservatori più superficiali aveva potuto generare dubbi e critiche.

L’obiettivo può sembrare ai più scontato e banale, ma la consapevolezza di tutti noi è che proprio considerarlo tale può rappresentare il peggiore dei pericoli e il più devastante degli errori; al contrario dovremo essere capaci di proporci con precisione e impegno in una veste nuova sotto il profilo tattico, senza sbavature o imprecisioni nello svolgere un piano gara desueto, ma non per questo meno stimolante o foriero di certezze.

Proprio la ricerca del nuovo, da compiere non abbandonando alla deriva le certezze di questo primo quarto di stagione regolare ma con il coraggio di chiedere a se stessi qualche cosa che ai più potrebbe apparire innaturale, rappresenta lo spunto di miglioramento o, se preferite, la provocazione che il gruppo è chiamato a raccogliere oggi con la disponibilità, la passione e l’entusiasmo di sempre.

Audacia, determinazione, lucidità, voglia, ecco il poker d’assi da calare sul tavolo verde della prossima sfida con in palio una posta di assoluto valore per il futuro della stagione, ma senza ombra di dubbio non sarà possibile ottenere il massimo in quest’occasione senza esprimere anche la propria attitudine ad abbinare alla logica la capacità di vivere emozioni, quelle emozioni che sanno colorare ogni pagina della vita personale e professionale con i colori del successo.

A testimoniarlo giungono anche le parole del gesuita, scrittore e filosofo spagnolo Baltasar Graciàn che a metà del XVII secolo affermava:

 

“L’emozione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca”.

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