Stralci di passato riaffiorano nella mente, spinti da parole spese con affetto da alcuni e con esperta astuzia giornalistica da altri, resi attuali da giudizi positivi capaci di sostituire con forza, ma anche con repentina inversione di tendenza, diffidenti valutazioni estive colme di dubbi e incertezze, ricordi di gruppi capaci di costruire da protagonisti il proprio destino con fermezza e grande convinzione al di là di ipotetiche gerarchie stabilite da altri.

Ecco dunque chi doveva spazzare le briciole dalla cucina con una vecchia e logora scopa di saggina, novella Cenerentola in un’ipotetica fiaba cestistica, che improvvisamente sembra dover essere assolutamente invitata a corte al gran ballo delle regine di un campionato che fin da subito ha saputo confermarsi equilibrato, ma proprio per questo difficile e insidioso.

Le lusinghe di una mondanità ammaliante come le sirene di Ulisse sono lì, pronte a indurre in tentazione ogni marinaio poco avvezzo a solcare quei mari, ma anche pronte a divorare ogni malcapitato e ingenuo navigante avvicinatosi troppo a scogli così pericolosi, così come le sabbie mobili della seconda metà della classifica sono pronte ad avvolgere chi si lascerà sedurre dalla voluttà di un avvio foriero di punti e vittorie in numero assai consistente, dimenticando le umili origini, ma anche ciò che ha determinato tale positivo approccio, ovvero la voglia di dimostrare le proprie qualità e di farlo non guardando oltre la singola partita.

Oggi c’è chi vuole a tutti i costi farci affermare che improvvisamente, vinta ogni reticenza, obiettivi e ambizioni devono essere diversi, ponendo così potenzialmente sulle spalle della squadra il fastidioso e pericoloso fardello di un obbligo assoluto a ragionare in chiave maggiormente ambiziosa, e avvalorando la teoria per la quale a prevalere è il verbo “dovere”, teoria che preferiamo da sempre sostituire con quella che vuole alla barra del timone il verbo “volere”.

Vivere le prossime partite con l’ansia di ottenere un risultato positivo solo perché irrinunciabile per continuare il nostro cammino a passo spedito sul sentiero delle alte vette, potrebbe rivelarsi faticoso e sicuramente periglioso, con il rischio, al primo evento negativo, di subire contraccolpi su stato d’animo e convinzione, e quindi lo sforzo di questi giorni è stato indirizzare l’attenzione su obiettivi diversi, ovvero sull’idea di trasformare la potenziale pressione che il prossimo appuntamento potrebbe mettere se valutato secondo quei parametri, in stimolante curiosità di verificare se gli insegnamenti tratti a Casale possano aver contribuito ad affinare le nostre qualità fino al punto di poter nuovamente violare un campo così difficile.

Rendere la pressione una forza propulsiva, è la vera sfida di questa settimana, senza snaturare la nostra capacità di essere lo stesso tipo di squadra che in queste prime sei partite si è fatta conoscere e ammirare per spirito, unità di intenti, determinazione, coesione e forse anche per le proprie qualità, non ponendo lo sguardo e l’attenzione dell’anima su qualcosa che per ora è lontano e sfumato, ma restando attenti ai piccoli dettagli della quotidianità così come siamo stati capaci di fare allenamento dopo allenamento finora.

Non si tratta, sia chiaro, di un atteggiamento dimesso da interpretare come espressione di una mancanza di stimoli e obiettivi o di reale forza d’animo, ma è soltanto la ferrea volontà di non dimenticare le proprie umili origini, senza tradire la pragmatica solidità contadina in favore della volubile mentalità dell’immediato, effimero piuttosto che solidamente reale.

Non si tratta di rifuggire la pressione, ma di saperla interpretare con l’irriverenza tecnica di sempre, con il disteso sorriso che viene dalla consapevolezza di impegnarsi al massimo per ottenere qualche cosa che possa rendere duraturo il sorriso non soltanto sui nostri volti, ma anche su quelli dei nostri tifosi, si tratta, in buona sostanza, do essere coerenti con gli assiomi di partenza e con una scelta filosofica che abbiamo voluto rendere il mantra di questa stagione di ripartenza.

Per concludere queste riflessioni mi torna alla mente la frase di un uomo che è stato importante per la mia infanzia e per la vita di molte persone della mia generazione cui ha regalato, con il suo impegno, la possibilità di ottenere una base culturale a quei tempi non così scontata e banale, il docente e pedagogista Alberto Manzi che moltissimi ricorderanno quasi più per il suo essere personaggio televisivo ai tempi del bianco e nero con la sua trasmissione “Non è mai troppo tardi”, che a me insegnò a scrivere prima di iniziare la scuola elementare grazie alla sua affascinante semplicità didattica. Il maestro Manzi disse, quasi precorrendo i tempi delle mie riflessioni:

Non rinunciate mai, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, a essere voi stessi”.

Comments

0