Eccoci tra “coloro che son sospesi”, quasi alla fine di un guado metaforico reso difficile e periglioso dalle vorticose correnti delle ultime tre partite di campionato, con gli occhi saldamente puntati su una riva contraddistinta dalla lussureggiante vegetazione dei play-off su un terreno fertile grazie all’humus tonificante del successo e degli obiettivi di valore assoluto conquistati, ma anche con la consapevolezza che un piede in fallo potrebbe trascinarci verso le rapide insidiose di play-out difficili e pericolosi.

Come noi molte altre squadre si trovano in un’analoga incertezza, il cui peso specifico può però variare ed essere condizionato da quelle che erano le aspettative della vigilia e da ciò che, invece, il cammino di questi mesi ha definito come reale e tangibile sviluppo di un progetto, sviluppo non sempre proporzionale a spese e sforzi profusi.

Così è la nostra vita professionale, nella quale il confine tra un obiettivo raggiunto e una cocente delusione è spesso sottile, finanche impercettibile, e dove mille fattori incontrollabili possono sempre intervenire per rendere più facile o, molto più spesso, più complesso il lavoro quotidiano, vanificando sforzi o enfatizzando meriti; un lavoro fantastico, affascinante, a volte difficile da reggere per gli effetti emotivi di una quotidianità fatta di sfide da vivere continuamente alla luce dei riflettori delle aspettative proprie e altrui.

Una sorta di altalena emotiva che poche volte aveva avuto un’applicazione pratica e una consacrazione nel livello d’incertezza del campionato come quest’anno, e proprio per questo sarà fondamentale da qui alla fine della stagione regolare mantenere i nervi saldi, avere il controllo delle proprie emozioni e la gestione delle proprie energie, facendo così in modo di togliere un elemento d’incertezza al conseguimento dei risultati possibili e raggiungibili secondo un’imparziale valutazione dei valori in campo.

Difficile stabilire con certezza se ora sarà più efficace il vivere questo momento animati in modo energico dall’incoscienza della gioventù o puntellati dalla linearità dell’esperienza, ma anche potenzialmente ingabbiati dagli stereotipi del “già visto”, troppo spesso ostacoli virtuali nella forma ma reali nella sostanza nel processo di massima espressione delle proprie potenzialità.

Nessuna gara potrà essere giocata prima che inizi il volo della palla contesa, nessuna gara potrà essere ritenuta vinta prima del suono della sirena, nessuna classifica potrà essere stilata prima della conclusione di ogni turno o, nel nostro caso, prima del completamento di recuperi di fondamentale importanza in questa volata dal duplice traguardo, e in questo senso come non pensare che imprevedibilità e sfacciataggine possano essere considerate un plus valore, sempre se abbinate a quella durezza mentale che in casa abbiamo dimostrato di avere con una certa costanza.

Ci aspettano ora due partite in casa consecutive, due occasioni uniche per ottenere, proprio davanti al nostro pubblico e insieme ai nostri tifosi, un risultato che ancora una volta potrebbe avere i connotati dell’impresa o quantomeno, della massima redditività possibile di un gruppo spesso attaccato dalla sorte ma sempre in grado di trovare risposte convincenti, anche o forse soprattutto all’indomani di qualche colpevole battuta a vuoto.

Due sfide che non hanno paragone e soprattutto che devono essere vissute in termini di valore assoluto delle contendenti e con la massima attenzione in chiave tecnico-tattica, senza rivolgere lo sguardo alla classifica dell’una e alle complicazioni amministrative dell’altra, per non rischiare di restarne condizionati, affidandoci a valutazioni che oggi non avrebbero alcun valore e perdendo conseguentemente di vista la reale cifra tecnica di avversari di valore.

Dieci squadre su sedici sono oggi risucchiate in questo vortice agonistico ed emotivo, alcune pronte a contendersi soltanto un posto nei play-off, altre impegnate a evitare una lotteria maligna e infida come quella dei play-out, inseguendo una salvezza liberatrice, il tutto in un fazzoletto di punti e con la consapevolezza che ogni domenica sera qualche verdetto potrebbe diventare definitivo, con le conseguenze morali e pratiche conseguenti.

Chiamarsi fuori dalla lotta in questo momento, in campo così come sugli spalti, sarebbe sinonimo, tralasciando per un attimo la componente professionale che ovviamente riguarda noi, di alto tradimento nei confronti di una passione, di un amore, di un sogno, di tutto ciò che di più bello ed eccitante vi è nello sport e nella sinergia affettiva tra chi lo pratica a ogni livello e chi lo sostiene in questo sforzo.

Timori, incertezze, rabbia, gioia, soddisfazione, liberazione, una sorta di torre di Babele emotiva che alberga in ognuno di noi e che sentiamo il bisogno di condividere con più persone possibili, non tanto per diluire l’intensità delle pressioni, quanto per poter essere testimonial di quel sorriso finale che ci ripagherebbe per ogni fatica e sofferenza.

Credere nel fatto di poter raggiungere un obiettivo, contribuire a che questo avvenga, superare insieme i timori, le critiche, l’indifferenza, ecco è questo tipo di esperienza che nelle prossime due domeniche proponiamo agli agrigentini di condividere, senza dimenticare l’unicità di ogni attimo, così ben descritta nelle parole di Paulo Coelho: “In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso”.

 

“In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso”.

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