Agosto 2014… Se ci ripenso!

I miei primi passi ad Agrigento li ricordo ancora, come potrebbe essere altrimenti?

Il primo giorno quasi non parlai, mi limitavo a qualche sorriso di circostanza… ma non ero io, non mi riconoscevo in quella timidezza, e fu subito chiaro che ero arrivato in un posto dove non avevo alcun motivo di sentirmi a disagio.

Fede Vai alle finali nazionali Under 19

Fede Vai alle finali nazionali Under 19 nel 2014!

La mia storia con la Fortitudo Agrigento iniziò qualche mese prima, quando con la mia Robur et Fides Varese dovevo giocare le finali nazionali Under 19. Mi avevano detto che coach Franco Ciani e Cristian Mayer sarebbero venuti a vedere le partite.

Anzi, mi avevano accennato che sarebbero venuti a vedere proprio me. Fino a quel momento il mio basket era circoscritto all’universo delle giovanili, fatta salva qualche comparsata in Serie B… Magari quella famosa partita contro Desio (38 punti in 36 minuti, ndr) ha fatto effetto 🙂

Allora, preso com’ero dal mio campionato e dal mio “piccolo” mondo, non avevo seguito molto della scalata di questa società. La mia pallacanestro era quella del Campus e di Varese, in Serie A, a due passi da casa.

Nonostante questo, quando il d.s. Mayer mi fece la prima telefonata chiedendomi se fossi disposto a venire ad Agrigento, spiegandomi perché mi volessero e quali fossero i loro progetti su di me, non esitai a dire di sì, avevo praticamente già pronte le valigie.

Marco Evangelisti e Federico Vai

Marco Evangelisti e Federico Vai

Certo, bisognava parlare con la mia società, ma la prospettiva di attraversare l’Italia per mettermi in gioco nel mondo dei “grandi” non mi spaventava per niente. Fu solo dopo che presi appunti su Agrigento e sulla Fortitudo. Vittorie, tante vittorie. Pensai: “Wow, si fa sul serio”.

Se faccio ancora un passo indietro e ripenso a com’è iniziata la mia storia col basket, poi, è davvero sorprendente. Io andavo spesso in piscina, alla Robur et Fides, vicino alla vasca c’è il “tendone” dove all’interno si gioca a basket. D’estate, per via del caldo, lo tengono aperto e si può vedere cosa succede dall’esterno.

Una sera, finita la nuotata, dissi a mio padre che mi sarebbe piaciuto provare a giocare, osservando un gruppo di ragazzi che si stavano allenando. Tra loro c’era anche Nicolò Martinoni, oggi capitano di Casale Monferrato e avversario che qui conosciamo molto bene.

Papà era il vero appassionato di casa Vai, un tifosissimo della Pallacanestro Varese. Era a Masnago, infatti, quando Pozzecco, Meneghin e compagni vinsero il decimo scudetto della storia del club agli ordini di Carlo Recalcati.

Federico_Vai_profilo

Fede Vai e la sua concentrazione

Non avevo ancora compiuto quattro anni. Capirete, quindi, che la mia voglia di provare con il basket lo rese molto felice. Da allora, progressivamente, questo è diventato il mio unico sport, accantonando il nuoto.

Nel frattempo sono cambiate tante cose, anche il mio modo di giocare. Una volta ero più aggressivo nell’attaccare il ferro, nell’ultima stagione con le giovanili “scoprii” che mi piaceva molto di più tirare da fuori anche perché trovavo molto più spesso difese a zona di fronte a me, e quindi maggiori opportunità di prendersi un tiro oltre l’arco.

Da allora è passato appena un anno e mezzo ma… Quante esperienze! Diciamo che l’impatto con un posto come Agrigento non può che essere positivo. Arrivi d’estate, vedi il sole, il mare, le spiagge, cose che a casa mia non ero affatto abituato a vedere, anzi. Piano piano scopri ovviamente anche delle cose che ti piacciono meno, come in tutti i posti, ma il saldo è assolutamente positivo.

Federico Vai e Dario Gaglio durante una trasferta

Federico Vai e Dario Gaglio durante una trasferta

Ho imparato a riconoscere i “miei” posti, ad apprezzare con particolare piacere quei momenti di relax con i piedi sulla sabbia e il rumore delle onde. Il fatto che ogni mese vada a tagliarmi i capelli da Castronovo uscendone ogni volta con un taglio diverso la dice lunga anche su quanto sia ormai lontana quella timidezza iniziale 🙂

Da quel primo giorno ad Agrigento mi porto dietro il soprannome “Ciuffo”, perché ne avevo uno che quasi mi copriva gli occhi. Preferisco far pensare a tutti che derivi dal fatto che faccio sempre canestro ma… non è così ahimè 🙂

Poi, al di là della bellezza del posto, la dimensione che abbiamo raggiunto come gruppo è fantastica. L’abbiamo detto tante volte che siamo una famiglia, ma è così davvero. Le feste sono state un perfetto esempio.

Natale a casa Piazza

Natale a casa Piazza

Piazzino ha invitato tutti a casa sua, la malinconia di essere lontani da casa ha fatto subito posto alla bellezza dello stare insieme. Non eravamo più compagni di squadra, ci sentivamo in compagnia di fratelli, zii, cugini. Ci sentivamo a casa nostra, abbiamo parlato tantissimo ripercorrendo le esperienze vissute qui ad Agrigento, ci siamo detti cose che non ci eravamo mai detti prima.

La nostra solidità nasce da questo, anche i nuovi arrivati dopo pochissimo tempo sembravano amici di una vita, essendo oltretutto ragazzi meravigliosi. Gente che non crea mai un problema o una discussione fuori luogo, persone sempre propositive, per questo ci è sempre piaciuto passare molto tempo insieme, anche facendo cose semplicissime come una partita a “Call of Duty” nella stanza di “Ciccio” Morciano.

L’anno scorso avevamo anche il rito del cinema del mercoledì: un paio di volte ho scelto io il film, e fu un disastro. Così, ora le mie proposte passano sotto controlli rigidissimi da parte dello spogliatoio… Oppure propone Albano, cioè sceglie lui. Mica ci mettiamo contro il capitano no? 🙂

Federico Vai in allenamento

Federico Vai in allenamento

A prescindere da tutto questo, ovviamente, sono qui per giocare a basket e il mio compito dare il massimo per migliorare e aiutare la squadra. L’anno scorso ho avuto la possibilità di vivere già momenti preziosi, come quella gara-2 a Verona o l’opportunità di giocare la finale contro Stefano Mancinelli.

Lui è sempre stato il mio idolo, avevo la sua canotta della Nazionale, l’autografo. Mi allenavo con la sua canotta, una volta usai il suo cognome addirittura in una password… Trovarmelo contro nella serie contro la Manital è stata un’emozione fortissima, oltre a quella di giocarsi la promozione in Serie A.

Davvero incredibile stare sullo stesso campo di un giocatore che avevo ammirato così tante volte in tv… No, non gliel’ho detto di persona, ma Marco Evangelisti, che ha giocato con lui a Torino gli ha chiesto per me la sua canotta. Per me, per da appassionato, rimane un ricordo prezioso, anche se purtroppo l’esito di quella serie fu per noi molto doloroso.

Federico Vai e le triple, marchio di fabbrica

Federico Vai e le triple, marchio di fabbrica

Oggi però quel dolore sportivo è lontano e dobbiamo pensare a oggi: siamo secondi, facendo molto meglio di quelle che erano le aspettative. Il bilancio è assolutamente positivo anche se possiamo crescere, con una classifica così corta e il primo posto a due punti ogni sconfitta è un rammarico, dovremo impegnarci molto per riprendere il terreno che abbiamo perso con le sconfitte contro Biella e Agropoli.

Con i piemontesi ho vissuto una serata particolare, dolce e amara. Segnare 15 punti in Serie A2, beh, non me lo aspettavo. Purtroppo quella gara non è concisa con una vittoria, ma quella sera mi sono detto: “Forse posso starci anche io, allora”.

Da qui in avanti dovrò dimostrarlo. Sperando, nel frattempo, che gli infortuni ci lascino in pace e ci lascino giocare, finalmente, tutti insieme.

Fede #6

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