Il doppio overtime condotto, gestito, controllato e vinto contro Capo D’Orlando, l’esaltante recupero della seconda parte di gara a Biella con un finale punto a punto ancora una volta prodromo di una vittoria, la gestione del vibrante finale di Bergamo foriero di un altro successo … tre indizi che sembravano essere destinati a comporre una prova, in quello che è l’avvincente dibattimento processuale atto a far emettere una sentenza su quella che è la reale consistenza emotiva e tecnica di questo gruppo nei finali di gara.

Poi Latina! Un errore commesso, un errore subito, ed ecco prendere forma un beffardo verdetto finale tanto immeritato per tutto ciò che l’aveva preceduto nello sviluppo della gara, quanto pesante da accettare e per certi versi incomprensibile, difficilmente giustificabile, un verdetto che da più parti si è ritenuto dotato di forza così dirompente da spazzare, come una sorta di tsunami tecnico e mentale, quanto era stato costruito e mostrato fino a quel momento.

Il buio e il silenzio sembravano poter essere le uniche ineluttabili conseguenze di cotanto scempio, condannando tutti noi a un percorso futuro intriso d’incertezze, o magari debolezze, e segnato da una sorta di incancellabile peccato originale. Dalle tenebre però si può uscire, non perché si debba, ma perché lo si vuole e perché si è disposti a un percorso sotterraneo nell’intimità della mente e dell’anima, con in testa il casco dello speleologo sul quale deve però brillare la luce della convinzione e della consapevolezza, alimentata da capacità e determinazione.

Siamo scesi negli ipogei della Kolimbetra, abbiamo seguito il percorso necessario per ritrovarci, a volte camminando di lato nell’attraversare i passaggi più stretti, delimitati dalle taglienti pareti degli infortuni e delle assenze, ma siamo arrivati agli ultimi gradini, quelli che erano destinati a riportarci alla luce del sole, desiderosi come eravamo di respirare nuovamente l’aria rarefatta dei piani alti della classifica e di mostrare ancora ai nostri tifosi il lato bello di un gruppo che può sbagliare, certo, ma mai accettare con rassegnazione l’errore.

Nella risalita abbiamo rischiato, è vero, di inciampare nel gradino con stampigliata l’effige di Aaron Thomas, ma non siamo caduti, aggrappandoci l’un l’altro per trovare reciproco sostegno ed energia vitale al fine di ottenere il risultato agognato, ovvero un quarto indizio, ancor più prezioso per la qualità dell’avversario e la difficoltà oggettiva della situazione, atto a definire quella prova che era rimasta ancora da confermare.

Sappiamo di non essere perfetti o infallibili e come dietro ogni angolo si nasconda l’insidia di un nuovo grave errore, commesso o subito che sia, ma sappiamo che il lavorare per limitare al massimo questo pericolo non ci spaventa.

Con la forza emotiva di coloro ai quali piace pensare che la vittoria abbia un peso specifico molto più significativo della “quasi sconfitta”, sia sotto il profilo morale e di mentalità che dal punto di vista meramente numerico a livello di classifica, e che questo non vada mai dimenticato, ci apprestiamo a vivere e costruire il nostro futuro.

Proprio per questo, così come dopo Latina ci siamo immersi con immutata fiducia e rinnovata energia nel buio degli ipogei della ricostruzione, siamo pronti ora a scendere nuovamente in campo per combattere con la determinazione di sempre contro una delle avversarie di maggiore consistenza e qualità dell’intero lotto; la classifica non inganni nessuno, affronteremo chi ha la forza tecnica e il mestiere per piegare ogni resistenza e proprio al calore di questo fuoco proveremo a forgiare in modo ancora più solido la materia prima di cui siamo costituiti.

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