Il mare, affascinante compagno di viaggio al quale so che prima o poi dovrò rinunciare ma del quale, ne sono altrettanto consapevole e convinto, non potrò non sentire la mancanza quando sarò avvolto e circondato da altri paesaggi e scenari, certamente con un loro fascino, ma mai paragonabili a quanto oggi mi circonda, a ciò che si prova osservandolo dalla riva o ascoltandone i suoni e ammirandone le mille sfumature.

Il mare, elemento ormai talmente radicato nella mia quotidianità da poter rappresentare addirittura una sorta di metafora della vita e della sfera professionale, con la gioiosa versione estiva espressione delle fatiche del pre-campionato piene di speranze, di energia, di aspettative, senza tensioni e preoccupazioni, delusioni e momenti di rabbia, quando gli spruzzi portano refrigerio e ristoro dopo sudore e fatica e le acque sono affettuose alleate di momenti sereni.

Ecco poi il sopraggiungere dell’autunno e ancora una volta è il mare a giungerci in aiuto, unitamente ai tepori siciliani, nell’affrontare i primi impegni ufficiali, quelli che caratterizzano il periodo nel quale prende forma una stagione, si segnano percorsi e delimitano confini; è proprio la sua calma e la sua rilassante presenza a darci la serenità necessaria per esprimerci subito al massimo e dimostrare immediatamente la serietà di propositi e programmi com’è sempre ci è accaduto di fare in questi otto anni.

Arriva il freddo, le temperature si abbassano, le piogge e le folate di vento rappresentate da qualche sconfitta e da problemi e infortuni ci sferzano il viso mentre cerchiamo, ancora una volta, l’aiuto del mare passeggiando sulla sua riva per ritrovare serenità e lucidità, affascinati come sempre dalla sua capacità di capire i momenti, ma anche di mettere alla prova la solidità dei pensieri e delle volontà.

E’ il momento del mare d’inverno, delle sue onde violente e rabbiose perché sospinte dalla delusione e dalla preoccupazione derivanti dalle partite abbandonate in modo troppo netto, e legate magari a una situazione di classifica che va facendosi più complessa; allora gli spruzzi segnano la pelle, le folate di vento colpiscono sprezzanti i volti di chi non può, e soprattutto non vuole, ammirare i marosi davanti a un balcone immerso nel confortevole tepore della propria quotidianità, ma li affronta avvolto nella cerata dell’esperienza e riscaldato dalle energie dell’impegno quotidiano.

Non si può sfuggire al “malu tempo” evitando di uscire, non si può amare il mare soltanto quando è calmo e gioioso, ma nemmeno è concesso fingere che vento, onde, spruzzi e freddo non ci siano, confidando che ancora una volta sia lui, il mare, a ridonarci serenità placandosi da solo e togliendoci dai disagi del dover fare ancor di più per assecondare la propria ferma volontà di proseguire un rapporto d’amore anche nei momenti che più mettono a prova la consistenza dei propositi e la qualità dell’impegno.

Rafforzare dunque ora le cime e gli ormeggi, continuare a lavorare nelle intemperie, riuscire ad ottenere un risultato positivo anche nel bel mezzo di una tempesta, per poter vedere in uno squarcio d’azzurro tra le nuvole lo scenario di un futuro nuovamente sereno, il colore del domani, quando sarà nuovamente possibile togliersi le scarpe e camminare a piedi nudi sulla riva del mare lasciando le proprie impronte sulla sabbia fino a quando il cambio della marea e l’allungarsi dell’acqua sulla riva le cancellerà facendoti capire che ancora una volta il campionato è finito e, ne sono certo, che ancora una volta l’obiettivo è stato raggiunto.

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