Seconda puntata de “L’Angolo del coach” versione 2015-16, la rubrica settimanale curata da Franco Ciani. Buona lettura!

Franco Ciani

Franco Ciani

Per i Latini la vigilia significava “veglia”, ovvero un periodo di insonnia volontaria, od un’occasione devozionale, od ancora un’osservanza liturgica, insomma di qualcosa di importante, profondo, mistico.

La lingua italiana ha trasformato questa parola ad uso e consumo di una genericità interpretativa più consono e affine ai nostri tempi, dandole il significato comune di un’attesa dell’avvenimento che accadrà nella giornata successiva.

Spesso il giornalismo sportivo, unito al piacere di attingere al melodramma che molti di noi sportivi professionisti sembrano provare, pare riscoprire l’antica accezione della parola, volendo descrivere e dipingere con colori e sfumature mistiche, quella sorta di “ciclo circadiano” rappresentato dal susseguirsi di partite ed attese delle stesse.

Personalmente preferisco assegnare alla parola “vigilia” un significato permeato di curiosità ed incertezza, di dubbio e di speranza, sensazioni che senza ombra di dubbio sono parte integrante di questi momenti di attesa che separano da un evento sportivo, una partita nel nostro caso, summa massima e compendio tecnico di una settimana di lavoro, di ore ed ore di video e sudore sul campo.

Nulla di ascetico, molto di terreno, ma non di meno una dose di fascino notevole nel vivere quelle ore fatidiche durante le quali tutti ti chiedono “siamo pronti?” e tu non lo sai, o quantomeno non ne hai certezza, dove molti ti ricordano che “domani dobbiamo vincere” come se tu non pensassi ad altro da giorni e giorni, per non dire da sempre, ovvero da quel giorno nel quale hai deciso di essere uomo di sport nel senso più completo del termine.

Sette giorni fa, proprio in queste ore, cercavo di raccogliere i pensieri su un nuovo esordio (il “….esimo” senza mettere numeri imbarazzanti su carriera ed età!!!!), su quanto avremmo vissuto di lì a qualche giorno, sulle aspettative di una nuova stagione e sulle insidie di una nuova avventura.

Ora la mente vola a domenica prossima, alla prima partita nella nostra nuova casa, un PalaMoncada che ripropone oggi i sapori stagionati di ricordi fantastici, impreziositi dalle fragranze del nuovo, come il pungente odore della vernice o una rivisitazione strutturale ed estetica che lo rende ancor più catino di entusiasmi e passione.

Tutti i sensi sono colpiti dalle novità e la speranza di noi tutti è che anche gli straordinari protagonisti di “We are Agrigento”, ovvero i nostri tifosi, metabolizzino immediatamente lo scenario che farà da cornice a nuove battaglie tecnico-sportive. Vorremmo avere nuovamente intorno a noi tutti i volti sorridenti dei play-off, vorremmo sentire quel calore e quell’entusiasmo, immensi pungoli e stimoli per qualsiasi impresa, NOI NE ABBIAMO BISOGNO!

La vigilia però è anche momento di analisi tecnica e se sette giorni fa ci interrogavamo sul grado di preparazione della squadra in relazione a quello che sarebbe stato il parametro di valutazione fornito dalle prestazioni dei nostri avversari, oggi ci chiediamo se e come saremo capaci di imporre ritmo, gioco e ovviamente risultato sul nostro campo, facendoci trascinare dalle emozioni e dal pathos, ma senza rischiare di scivolare sull’insidia del “devo” e non del “voglio”.

Raccogliamo quindi con grande soddisfazione le risultanze della partita di Biella, perché rappresentano un dato di verifica assai significativo, ma archiviamole in fretta, senza lasciarci distrarre da eccessi di euforia che potrebbero far apparire come scontato qualcosa che non lo sarà né domenica prossima, né mai.

Proviamo a ripartire da lì, animati dalla volontà di confermarci su questo livello di prestazione, anzi fortemente motivati a compiere un passo in avanti, seppur piccolo, in quel cammino di miglioramento tecnico-tattico e di consolidamento della fluidità di gioco.

Proviamo a partire da lì, da tifo, partecipazione, calore e passione che sul nostro campo sono di casa!

Se così fosse allora, avrebbe proprio ragione Albert Einstein il quale diceva: “La mente che si apre a una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente“.

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