Il presidente Moncada e Andrea Saccaggi dopo la gara di andata con Agropoli

Il presidente Moncada e Andrea Saccaggi dopo la gara di andata con Agropoli

Un fine settimana senza campionato, esperienza rara da vivere nel nostro lavoro durante i mesi invernali, caratterizzati da un fitto succedersi di allenamenti e partite ufficiali quasi senza soluzione di continuità, ma certo non un fine settimana senza basket e senza emozioni particolari.

A calamitare questa volta l’attenzione di tutti, addetti ai lavori, tifosi o semplici curiosi è stato l’All-Star Game di Livorno, assistere al quale mi ha consentito di fare una sorta di passeggiata sui sentieri del nostro mondo acquisendo notizie, scambiando opinioni, percependo sensazioni in una sorta di aggiornamento dell’app che periodicamente va fatto per poter ottimizzare capacità di analisi e cognizione.

Se da un lato i puristi del gioco e i fini esteti del basket legato indissolubilmente all’evento agonistico ed al significato più pragmatico di gesti tecnici volti sempre al raggiungimento di un fine speculativo, quale ovviamente la vittoria in una partita ufficiale, possono aver trovato terreno fertile alla critica nell’analisi di quanto espresso sul campo da giocatori di sicuro talento, ma nell’occasione poco inclini a curare con attenzione aspetti del gioco più oscuri e faticosi (leggasi difesa), dall’altro all’uscita veniva naturale raccogliere anche pensieri positivi e sensazioni appaganti.

Franco Ciani

Franco Ciani

Il primo motivo è rappresentato dalla partita riservata ai giovani talenti della serie B nella quale si è notato un pizzico più di presenza e di normali meccaniche di gioco, il che ha consentito ad alcuni di loro di mettere in mostra qualità note e miglioramenti ottenuti con il lavoro, una sorta di vetrina dalla quale escono con qualche lustrino in più e tutti noi magari con qualche nome nuovo sui taccuini, il che già di per sé giustifica l’avventura livornese.

Secondo motivo di riflessione e di sensazioni positive è il grandissimo entusiasmo dei bambini ed in particolare dei “minicestisti” (presenti in numero esponenziale devo dire) per i quali la possibilità di vivere momenti a stretto contatto con i campioni in modo quasi amichevole e familiare è stato bello ed eccitante con foto, autografi, parole e sorrisi scambiati in una sorta di grande spot per il nostro basket senza particolari velleità tecniche ed agonistiche.

Kelvin Martin contro Agropoli

Kelvin Martin contro Agropoli

La due giorni di Livorno e tutte le considerazioni ad essa connesse non ha però potuto cancellare dalla mente il ricordo della sconfitta di Biella, né tantomeno il desiderio di riscatto e la volontà di ripartire subito con il piede giusto.

Parlarne con Kelvin durante il viaggio di ritorno e confrontarmi con la squadra alla ripresa degli allenamenti in settimana mi ha fatto comprendere come la volontà di riprendere la marcia sia forte in tutti.

Il doppio punto interrogativo riguardante Eatherton da una parte e Trasolini dall’altra da ad oggi incertezza riguardo alla struttura tecnica delle due squadre che si affronteranno ad Agropoli ed alle ovvie implicazioni tattiche del caso, ma non vi è alcun dubbio che l’importanza della gara e le motivazioni su entrambi i fronti saranno fortissime.

Da un lato (il nostro) il fermo intendimento di riscattare la prima sconfitta stagionale, subita oltretutto nella giornata dell’infortunio ad Alessandro, unito alla volontà di sfruttare l’occasione per allontanare un po’ di più una diretta concorrente ad una delle posizioni nobili nella griglia dei play-off, dall’altro (quello campano) il desiderio di uscire da un momento non particolarmente scoppiettante e la necessità di non perdere terreno dal treno delle prime della classe, un convoglio nel quale l’Agropoli ha avuto fin dalla prima giornata un posto meritato e di assoluto riguardo.

Albano Chiarastella

Albano Chiarastella

Come dice il nostro pluridecorato team manager “all’andata si gioca con i gomiti vicini al corpo, al ritorno si gioca con i gomiti larghi, una sorta di metafora cestistica che fotografa in modo nitido il cambiamento di passo che è necessario fare nella seconda parte della regular season, ovvero quando il numero delle partite e quindi delle occasioni per fare punti va rapidamente riducendosi di settimana in settimana e la rincorsa al raggiungimento degli obiettivi comincia a essere fremente se non a volte frenetica.

Ora nessuno concederà alcunché di facile, ogni canestro, ogni difesa, ogni rimbalzo saranno quelli decisivi, anche alla prima azione di gioco e tutti noi, senza pensare a quanto è accaduto finora ed ai valori sin qui espressi dal campionato, dovremo essere pronti a una battaglia tecnicamente e tatticamente sempre più cruenta, viatico perfetto per l’arena dei play-off.

Probabilmente il nome di Charles Franklin Kettering non dirà molto, ma è proprio con un pensiero di questo ingegnere, inventore e pensatore americano scomparso nel 1958 che vorrei chiudere oggi:

“Non puoi avere un domani migliore se continui a pensare a ieri”

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