Sette piccole sfere allineate in un solco dell’abaco, incapaci per il momento di portarne anche una sola nel più nobile spazio delle decine, ma non per questo sminuite nel loro valore assoluto e nemmeno nella loro funzione allegorica, quella di rappresentare sette lunghi anni di vita professionale e personale passati a latitudini così distanti da quelle originarie.

Sette stagioni di battaglie, di risultati e obiettivi rincorsi, di gioie e amarezze, con un bilancio che per fortuna può sorridere alle prime, di allenamenti, di lavoro e d’impegno, ma anche condividendo con le persone speciali che hanno sempre composto lo staff di questa Società il piacere e l’orgoglio di portare sul petto un marchio capace di racchiudere storia, cultura e passione sportiva.

Sette anni di, e si badi bene non “a”, Agrigento, avvolto e adottato da una città che pian piano ha saputo farmi sentire non ospite ma uno di casa, nella quale si sono consumate non soltanto emozioni legate al lavoro ma anche occasioni speciali della mia vita, compresi sette compleanni nei quali trovarsi circondato non dagli amici di sempre ma da persone speciali incontrate e conosciute grazie alle meccaniche di una professione così particolare è sembrato naturale.

Su tutto questo ha voluto interrogarmi cercando di scavare nell’intimo di emozioni, pensieri, sensazioni e sentimenti la nostra capace responsabile della comunicazione in un’intervista legata alla mia odierna ricorrenza, portandomi a combattere tra la naturale riservatezza di sempre e il piacere di lasciar trapelare la profondità di un sentimento che ormai mi lega alla “più bella città dei mortali”.

Una concessione al personale, destinata però a rinchiudersi rapidamente nello scrigno dei bei ricordi spinta dal calar della sera segnale dell’arrivo delle ultime ore che precedono il derby con Trapani, partita di assoluto valore e di grandissima importanza nell’economia della nostra stagione, un derby che da sette anni mi è entrato nella pelle per il suo fascino, per l’incertezza che ne ha sempre contraddistinto l’andamento, per le sensazioni forti che vengono nei confronti diretti tra due piazze importanti del basket siciliano e nazionale e nonostante questo senza mai disattendere i basilari dettami della correttezza e della sportività.

Un appuntamento che non ha bisogno di essere presentato e spiegato, un’occasione per dimostrare dalle tribune affetto e comunanza d’intenti senza pari, un elettrizzante momento di passione sportiva che tutti dovrebbe vivere al massimo, cercando ogni modo per renderlo più affascinante e coinvolgente, almeno per una volta senza se e senza ma.

L’auspicio è che sulle tribune proprio in questo modo possa essere vissuto questo grande evento sportivo, mentre sul campo sicuramente stati d’animo diversi caratterizzeranno le contendenti, con i nostri avversari galvanizzati e rasserenati dalla bella vittoria a spese della squadra del momento e noi chiamati a reagire prontamente e decisamente allo schiaffo romano, per cancellare l’amaro sapore dell’occasione persa non a causa di una prestazione sopra le righe di un team anch’esso in un periodo di grande travaglio, quanto piuttosto di una nostra impalpabile presenza nei momenti chiave della tenzone.

Ecco tornare dunque di attualità il vecchio abaco e le sue piccole sfere, ognuna delle quali poco può contare se non allineata e unita alle altre, se non votata al conseguimento dello scopo comune, ma soprattutto se non assolutamente consapevole della propria importanza, non come entità singola ma come irrinunciabile elemento di una struttura portante.

Se poi infortuni e acciacchi fisici tratteranno fuori dall’abaco alcune sfere, allora sarà nostro compito trovare il modo di smentire un teorema matematico per poter comporre la tanto agognata decina anche con meno unità, solo così l’impresa potrà riuscire, non solo nel derby di domani ma in ogni prossima partita.

E’ ormai tempo di salutare con un ultimo brindisi questo mio settimo compleanno agrigentino, non tanto pensando a quanto tempo è passato, ma ricordando com’è passato, per poter trovare nuovi spunti e nuove energie da utilizzare in futuro, prossimo o lontano che sia, ricordando l’insegnamento espresso da Abramo Lincoln:

"E alla fine non sono gli anni della tua vita che contano. E’ la vita nei tuoi anni”.

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