Quante volte è capitato a ognuno di noi di scrivere o leggere una lettera che iniziasse con queste tre parole, viatico di rara dolcezza per il confluire in poche righe di desideri, forse ad altri mai espressi, o di richieste di doni, alcuni dei quali magari più dal valore umano ed emotivo che economico e commerciale.

Quante volte queste tre parole ancor oggi ci rievocano i periodi dell’infanzia, dell’innocenza, dell’attesa spasmodica di un rumore o di una luce, insomma di un qualsiasi segnale ci facesse capire che il buono e saggio uomo vestito di rosso era passato a lasciare quanto poteva, quando richiesto, quanto meritato.

Ancor oggi l’affidare a una lettera aperta da quelle tre parole ogni nostro desiderio, magari anche bisogno, appare come un romantico, suadente rituale che, seppur limitatamente a questo breve e speciale periodo dell’anno, ci porta a esprimere congiuntamente quanto intimamente custodito e quanto pubblicamente anelato.

Passeggiando in questi giorni nel centro di Agrigento, ammaliato dal bellissimo albero di Natale di Piazza Stazione, ma anche assorbito dal tentativo di vivere appieno un clima così speciale come quello natalizio, ammirando il presepe di Palazzo Lo Iacono, o frugando nello sguardo dei bimbi incrociati alla ricerca di quella poesia e di quell’elettrizzante attesa di doni e regali che mi riporta con nostalgia ad affetti lontani, a persone ormai presenti solo nel cuore e a ricordi indelebili, ho provato il desiderio di lasciar correre la fantasia cercando il giusto equilibrio tra l’innocente desiderio e la pragmatica coscienza del reale.

Ecco allora prendere forma nella mia mente il seguito di quella lettera indirizzata alle fredde langhe della Lapponia, con parole atte esprimere la richiesta, o forse la speranza, di poter vivere un’esperienza unica come quella della gara di domenica prossima nel modo migliore e più completo, con gioia, entusiasmo, partecipazione totale, davanti a migliaia di persone capaci di capire come quanto accaduto in queste ultime settimane abbia reso possibile il realizzarsi di un momento di così grande emozione e di conseguenza decise a non lasciarsi sfuggire quest’attimo così speciale.

Giocarsi in una partita il primo posto nel girone, certo non definitivo e assoluto trovandoci ora soltanto alla fine del girone di andata, poteva forse essere il desiderio da esprimere qualche tempo fa in una prima stesura della famosa “letterina” e quindi il trovarsi di fatto veramente a vivere questa situazione non può che riempirci di orgoglio e soddisfazione.

La ferrea logica dei valori tecnici e delle difficoltà tattiche non può che avvicinarci emotivamente all’attenzione e allo sforzo che sono necessari per una grande impresa, quasi si tratti di una scalata su una parete rocciosa ripida, difficile, con pochi appigli, nella quale soltanto il lavoro comune di tutti i partecipanti alla spedizione e le solide garanzie che vengono dalle sinergie della cordata possono essere forieri di quel risultato da tutti agognato, ovvero il raggiungimento della vetta, seppure per una notte, seppure per una sola settimana.

La consapevolezza e il realismo anche in quest’occasione saranno assolutamente importanti, addirittura irrinunciabili, ma sono certo che non potremmo vivere appieno la magia di questo momento se non sapremo tutti insieme prenderci per mano e camminare verso quel desiderio, con la fiducia e l’affettuosa partecipazione di ogni bambino che attende l’arrivo di quell’uomo vestito di rosso al quale ha scritto una bella lettera, una lettera cui ha affidato i suoi sogni più belli, nell’attesa di aprire la scatola che in una sorta di vigilia anticipata troveremo sotto l’albero del Palamoncada.

Buon Natale a tutti!

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