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Pianeta Fortitudo

Pianeta Fortitudo (14)

Giovedì 26 Novembre 2009 22:51

PIANETA FORTITUDO

Scritto da Luca Corpaci
Davide Virgilio
In settimana avevo detto alla squadra che a volte dopo una vittoria si torna in spogliatoio con i due punti ma con la sensazione di aver perso,e questo sarebbe stato il nostro stato d’animo se avessimo strappato la vittoria a Santantimo malgrado una prestazione molto negativa. Altre volte pur senza i due punti, senti nel tuo intimo che la partita l’hai comunque vinta e da lì trovi le energie per continuare a credere nel lavoro e nei sacrifici che fai. Domenica l’obbiettivo è stato raggiunto e grazie a questo ieri alla ripresa degli allenamenti c’era un qualcosa di positivo nell’aria.
Di sicuro la risposta a chi parlava di uno spogliatoio spaccato è stata veemente. L’unico vero appunto che posso fare alla squadra dall’inizio ad oggi è che in certi momenti si è eccessivamente abbattuta e depressa andando incontro per questo atteggiamento a conseguenze molto negative rispetto a  quanto il proprio impegno e lavoro avrebbero dovuto produrre. Per il resto posso assolutamente garantire,senza il minimo timore di essere smentito,che c’è impegno,collaborazione,rispetto dei ruoli e mai c’è stato il tipico atteggiamento del”si salvi chi può” che spesso caratterizza le squadre in difficoltà. Nessuno è in grado di leggere il futuro, ed io men che meno, ma se tutto quello che dico risponde effettivamente a verità la tendenza dovrà per forza cambiare. L’energia, la dedizione e l’impegno messi in campo da Virgilio,con cui ho un rapporto sicuramente tecnicamente conflittuale, ma leale, e il cinque datomi in occasione della mia espulsione,spero possa diventare a fine anno l’immagine simbolo della nostra stagione.
Per quel che riguarda l’aspetto strettamente tecnico del derby mi sarei aspettato qualcosa di più in difesa dove abbiamo peccato a rimbalzo e nei bilanciamenti. In attacco abbiamo sicuramente pagato le cattive percentuali dei primi due quarti ma mi reputo soddisfatto per la discreta fluidità con cui abbiamo giocato.

A margine una considerazione. Pur non conoscendolo di persona ho avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con Gramenzi.Ci siamo istintivamente ritrovati nelle sensazioni,positive ma spesso negative, che noi coach proviamo nell’affrontare il nostro lavoro. Ho sentito una solidale comprensione per il coach e l’uomo Corpaci che con la sua squadra sta attraversando un momento difficile dimostrando sensibilità,cosa sconosciuta a coloro che considerano il coach una sorta di operaio che di fronte ad una macchina deve produrre asetticamente un certo numero di pezzi. La realtà è invece molto diversa. Il nostro lavoro vive e viene sviluppato tenendo in grande considerazione aspetti umorali,caratteriali e di sensibilità. Nostro compito è quello di proteggere,sostenere i nostri giocatori e capirne le sensazioni. Contemporaneamente dobbiamo essere pronti a parare i colpi che arrivano contro noi stessi senza dare il minimo segno di cedimento. Se Gramenzi ha vinto molto e spesso, oltre ad indiscusse conoscenze tecniche, è perché gli appartiene  sicuramente anche quella  forza interiore che gli ha permesso di superare i momenti difficili che non risparmiano nessuno. 


Giovedì 19 Novembre 2009 15:45

PIANETA FORTITUDO

Scritto da Luca Corpaci
Chiamatela pure crisi!Crisi che si manifesta prima che con il gioco che non funziona con le facce di noi protagonisti. Chi ha seguito gli allenamenti in settimana non può non confermare che sia a livello di intensità che di atteggiamento ma anche a livello tattico le cose lasciavano pensare ad una squadra che si presentava all’appuntamento Santantimo ben preparata e questo, unito alla rabbia accumulata per il risultato di Siena ,induceva ad essere ottimisti e positivi. Invece ,se degli aspetti che in settimana sembravano funzionare e se l’energia che sembravamo avere, non hanno in realtà trovato riscontro domenica,il problema va probabilmente trovato nelle nostre teste. Al momento siamo una squadra entrata ufficialmente in “confusione”.Confusione significa che non riusciamo ad essere lucidi e raramente facciamo la scelta giusta. Questo succede perché c’è chi perde sicurezza e non riesce a fare le cose con convinzione,chi viste le difficoltà fa “troppo” andando a fare forzature che alla lunga non pagano,chi fa lo stupido fallo di frustrazione o si fa battere per quella che chiamo “eccesso di difesa”,che è un qualcosa di positivo moralmente ma a livello di risultati vale una non difesa. Anche i tiri liberi decisivi girano sul ferro ed escono perché sono figli di uno stato d’animo poco sereno. Ma perchè questa non serenità? Perchè fin dall’inizio siamo,io primo fra tutti,stati molto ,forse troppo, esigenti con noi stessi. Ho sempre sostenuto che malgrado gli indiscutibili ottimi acquisti fatti in sede di mercato una buona parte di noi un anno e mezzo fa era in C1,e quando dico noi intendo non solo chi era in campo ma tutto il sistema e le componenti che formano il sistema e l’ambiente Fortitudo Agrigento.Pensavamo intimamente che sull’onda dell’entusiasmo per la doppia promozione questo necessario adattamento sarebbe stato superato di slancio. Invece, difficoltà oggettive di gioco ed equilibri,di cui ovviamente sono l’unico responsabile,e qualche “disgrazia” al momento giusto ,a volte anche provocata da noi stessi,hanno tolto fiducia e positività.
Analizzato lo stato delle cose faccio però una considerazione su me stesso e riconosco in me più qualità nel navigare in un mare agitato che nel mare piatto in una giornata di splendido sole. Questa è stata in passato, una qualità non mia, ma dei miei UOMINI  e ci ha fatto rimbalzare da situazioni complicate. Anche ora serviranno più gli UOMINI dei giocatori e gli UOMINI in questa squadra ci sono e chi ha dubbi non è mai venuto dal martedi al sabato al palazzetto. Comunque accetto, ed accettiamo, professionalmente tutte le critiche,quelle competenti ma anche quelle istintive dettate dalla rabbia del risultato. Accettiamo anche quelle superficiali ma genuine del tifoso deluso come e con noi. Accettiamo anche le sentenze di chi millanta di conoscere la verità ma in realtà ne è palesemente lontano anni luce e di coloro che seguono la direzione del vento come bandiere. 
Vi assicuro però che per queste ultime due categorie quest’anno non ci sarà spazio sul carro dei vincitori. 
Ovviamente, se mai ci sarà…quel carro.


Venerdì 13 Novembre 2009 21:33

PIANETA FORTITUDO

Scritto da Luca Corpaci
Pianeta Fortitudo

Riponevamo molte aspettative sulla trasferta di Siena.Una eventuale vittoria sarebbe stata la quarta nelle ultime cinque partite,saremmo andati in positivo con la media inglese,la classifica avrebbe ricevuto una bella spinta verso l’alto ed avremmo con tutto ciò acquisito molto a livello di autostima e consapevolezza. Invece torniamo a casa con una pesante sconfitta che ci costringe a ripartire da zero nella rincorsa di quella continuità che al momento evidentemente non abbiamo.

Tra l’altro, andando ad analizzare la partita anche a mente fredda non posso non considerare il fatto che la Fortitudo dei primi due quarti è stata la migliore della stagione. Eccellente circolazione della palla con coinvolgimento di tutti,pericolosità dentro l’area ma anche dal perimetro,difesa aggressiva e tutto sommato continua,pochissime palle perse (due..),nessun problema di falli vista la distribuzione del minutaggio ed un inerzia che sembrava dalla nostra. Risultato?Meno uno all’intervallo!!!Le nostre percentuali non buone (ma le percentuali vanno e vengono!!)ed i meriti di Siena che è rimasta attaccata alla partita anche nei momenti di difficoltà non aveva dato a livello di punteggio il giusto risalto alla nostra buona partita. Al ritorno in campo, dopo un break subito nei primi minuti ci siamo ritrovati di nuovo attaccati a Siena,sul meno due, a  meno di tre minuti dalla fine del terzo quarto. Da li in poi due minuti di black out totale ci ha fatto finire il terzo quarto a meno quattordici!!Ultimo quarto da dimenticare, per mancanza di lucidità, che ha portato a far confusione e in attacco e in difesa.

Ora ricominciamo da capo,cercando di trovare maggiori certezze e continuità di gioco ripartendo dai primi due quarti di Siena e tenendo in grande considerazione il fatto che già in diverse occasioni abbiamo sprecato il frutto di un buon lavoro con qualche minuto di assoluta follia.

Sento dire,a nostra parziale giustificazione,che abbiamo affrontato,a parte Barcellona,le migliori squadre del campionato e se la classifica dice questo dico anche che mi venga a dire qualcuno che le partite con Santantimo,Matera,Potenza in casa o Sansevero e Ruvo fuori possano essere considerate delle formalità. La verità è che il campionato è durissimo per tutti e non c’è squadra che domenicalmente abbia fatto passeggiate con alcuno. La forza morale oltre che tecnica delle varie compagini darà alla lunga una spinta in più e conto di riuscire a trasmettere alla squadra quello spirito e quella perseveranza che alla lunga ci darebbero sicuramente soddisfazioni.

Venerdì 06 Novembre 2009 22:31

PIANETA

Scritto da Luca Corpaci
Eravamo molto preoccupati per la trasferta di Perugia.Andavamo ad affrontare una squadra entusiasta per l’ottimo cammino fin qui percorso,miglior attacco del campionato e, forse, la squadra o per lo meno una delle squadre più fisiche del torneo. Sicuramente non il massimo per noi che senza Pennisi perdiamo un bel po’ di chili e che venivamo da una amara sconfitta casalinga con Ferentino.Sconfitta che poteva lasciare sicuramente qualche strascico negativo nelle nostre teste. Invece la partita è cominciata bene. Non esattamente bene a livello di punteggio sabato sera a Perugia visto che il primo parzialino è stato di sei a zero per loro ma bene perché il martedi alla ripresa degli allenamenti c’era sicuramente un’atmosfera costruttiva,fatta di concentrazione,di solidarietà,voglia di riscatto. Spesso il martedi ricordo ai miei giocatori che la partita del week end successivo è già cominciata. Sono convintissimo che l’organizzazione,ma anche lo spirito e l’atteggiamento che una squadra porta in partita nasce durante la settimana e nel consueto sms prepartita inviato al presidente  mi ero sbilanciato dicendo che in settimana si era lavorato bene e che le sensazioni erano positive. Il buon lavoro svolto e la preoccupazione di affrontare,rimaneggiati, una squadra in salute ci avevano preparati mentalmente ad affrontare una match in cui sapevamo che difficilmente sarebbe filato tutto liscio dal primo all’ultimo minuto. Probabilmente grazie anche a questo siamo rientrati in partita dopo aver subito dei mini break almeno 4-5 volte. Eravamo disposti a soffrire e non abbiamo mai mollato. Abbiamo creduto nel nostro gioco senza eccedere in istintivi personalismi e abbiamo vinto di squadra, partendo da una difesa solida e costante per tutti i quaranta minuti e distribuendo le responsabilità in attacco. Ora sotto con Siena,ancora in trasferta,che ha espugnato Palestrina, alla prima sconfitta stagionale. 

Nel frattempo domenica è stato esonerato Antonio Paternoster,allenatore del Potenza,dopo aver fatto soffrire Barcellona in Sicilia ed aver inferto la prima sconfitta della stagione alla capolista Ferentino.Avendolo apprezzato come compagno al corso allenatore nazionale di qualche anno fa me ne dispiaccio conoscendo il suo equilibrio, la sua preparazione,passione ed umiltà. Do,di contro, il benvenuto a Cece Ciocca, che ne ha preso il posto,che invece ho apprezzato come preparatissimo istruttore al corso allenatori d Bormio e al quale in estate ho “rubato” qualche consiglio essendo lui ormai un veterano della A dilettanti.
Ad Antonio l’augurio di avere al più presto un’altra e più serena chance e a Cece un grosso in bocca al lupo per la sua prima esperienza nell’affascinante girone del sud.
Giovedì 29 Ottobre 2009 21:37

TRARRE BENEFICI ANCHE DALLE DIFFICOLTA'

Scritto da Luca Corpaci
Paolo Rotondo
Seconda sconfitta in casa su tre partite ed abbiamo già vanificato la bella impresa di Molfetta che viene tra l’altro ancor più valorizzata dalla vittoria fuori casa della stessa Molfetta a Sansevero.Il campionato ci sta mettendo a dura prova e, molto per nostre colpe, ma anche con la spintarella di un po’ di malasorte ci ritroviamo a riprendere la settimana con un po’ di peso in più nelle nostre teste. Per la seconda volta infatti il ferro ci sputa fuori all’ultimo secondo il pallone decisivo tra l’altro preso in condizioni ottimali e ad alta percentuale.
Ma pur considerando che a volte gli episodi possono modificare di molto la classifica e noi ne siamo un chiaro esempio, va pure detto che gli aspetti che avremmo dovuto affrontare e gestire meglio, ossia quelli tecnici, tattici e di atteggiamento dipendenti da noi e soltanto da noi, hanno di gran lunga influito sui risultati ben di più del destino avverso. Tra l’altro, quelli citati sono aspetti che noi possiamo direttamente modificare e migliorare mentre sulla sfortuna, il fischio contrario, certi infortuni o… le “calamità naturali” non siamo sicuramente in grado di intervenire. Guardando il bicchiere mezzo pieno va apprezzata sicuramente la reazione e la solidità difensiva dimostrata dal secondo quarto in poi oltre alla buona prestazione a rimbalzo, aspetto su cui avevamo lavorato a livello di responsabilizzazione di squadra dopo l’infortunio che ci ha tolto un importante riferimento come Pennisi.
Il fatto poi, che durante queste partite giocate senza il nostro pivot titolare, abbia dato consapevolezza ed autorità a Rotondo, dimostra come  spesso un infortunio, se da un lato toglie molto ad una squadra, dall’altra fa si che un giocatore prenda maggior fiducia ed è proprio il caso di Paolo che sicuramente si è guadagnato la stima dei compagni tanto da poter essere considerato un sicuro riferimento in attacco. Adesso si va a Perugia contro la squadra che finora ho visto giocare meglio, poi saremo di nuovo fuori casa a Siena, Santantimo in casa e Barcellona ancora fuori. A guardare il calendario c’è da stare preoccupati. Proprio per questo ho detto ai ragazzi di non guardare più in la del prossimo…allenamento.
Tutta la nostra concentrazione deve essere infatti indirizzata al miglioramento. Se al contrario penseremo a cosa ci aspetta, a cosa sarebbe stato o se ci faremo travolgere dalla “tristezza” per la seconda sconfitta in casa perderemo di vista l’obbiettivo principale che è semplicemente quello di fare al meglio quello che dobbiamo fare. Troppo spesso infatti le sconfitte generano altre sconfitte proprio perché una squadra non riesce ad affrontare i momenti negativi in modo lucido. Riuscire a farlo da sicurezza, personalità e forza morale ad un gruppo.
E’ sicuramente più facile allenarsi bene dopo delle vittorie ma chi riesce a farlo anche nei momenti difficili ne trae benefici che poi ti accompagnano per tutto il tuo cammino…
Venerdì 23 Ottobre 2009 15:26

IL BUON ESEMPIO CHE FA VINCERE

Scritto da Luca Corpaci

Torniamo da Molfetta con due punti in più e qualche ansia in meno. La sconfitta in casa con Ostuni ed il calendario veramente tosto che ci aspetta ci imponeva di mettere un po’ di fieno in cascina per non rischiare poi di dover giocare partite con l’acqua alla gola. Al di là di chi si è messo in evidenza a livello di punti individuali la rimonta è nata da un aspetto in cui non esistono star o protagonisti principali: la difesa. Dico sempre alle mie squadre che se in attacco a volte ci possono essere singoli protagonisti, in difesa c’è sempre l’assoluto bisogno di tutti. Un buon attacco scopre facilmente il difensore pigro o il difensore che cade in errore e lo punisce. Per questo si dice che la difesa crea lo spirito di squadra. Non ci sono primedonne in difesa. Tutti devono portare il proprio mattone. Tutti sono indispensabili e non esiste cosa che dia più energia del vedere che un avversario proprio non ce la fa a batterti e dopo che ha passato la palla non batte nemmeno il tuo compagno e così via. Ma come mai una squadra che ha subito quarantaquattro punti a metà partita ne subisce venticinque nei seguenti due quarti? Qualche spiegazione tattica c’è sicuramente ma è del tutto insignificante rispetto ad aspetti mentali, di concentrazione, di perseveranza. Troppo spesso infatti succede che gli umori dei giocatori risentano degli “eventi” della partita e che ciò si rifletta negativamente nella metà campo difensiva. Un errore al tiro, la cattiva esecuzione di un gioco, il rimbrotto dell’allenatore, un torto arbitrale sono tutte variabili che il giocatore poco solido paga in difesa. La concentrazione diminuisce e si  “somatizza” il destino avverso cadendo in…depressione difensiva. Una volta un giocatore, l’azione dopo un altro e così via e si prendono parziali senza nemmeno accorgersene. Poi arriva il momento in cui l’acqua arriva ad un millimetro dalla bocca e per spirito di sopravvivenza si mettono da parte le “delusioni” personali e si lavora. Si lavora tutti, tutti insieme e ad ogni azione. E qui, sotto pericolo di annegamento, escono le potenzialità di una squadra che subisce venticinque punti invece di quarantaquattro. Niente di straordinario sia chiaro, e nessuna critica o accusa particolare alla mia squadra. Il tutto rientra nella normalità dal momento che questi cali di presenza mentale sono propri di quasi ogni squadra. La piccola differenza è che chi non ce li ha solitamente VINCE e spesso riesce con tale solidità di squadra ad andare oltre le proprie possibilità e ad eliminare gap importanti anche contro squadre sulla carta più forti ma non altrettanto solide. Quindi quest’aspetto va allenato affinchè il proprio giocatore faccia il proprio lavoro per quaranta minuti, senza pause, senza regalare nemmeno un’azione all’avversario, contro tutto e tutti ed anche quando gli eventi negativi sembrano non far vedere più la luce.

 

Resto poi convinto che relativamente a questo aspetto il migliore allenatore sia…l’esempio del compagno. Chi vede un compagno difensivamente sempre presente, concentrato, duro, solido, istintivamente tenta di emularlo e di “aiutarlo”.

A Molfetta, oltre alla reazione da..istinto di sopravvivenza di cui ho parlato prima c’è stato anche più di qualche buon esempio e questo mi fa pensare che non torniamo da questa trasferta soltanto con i due preziosissimi punti ma con qualcosa di più.

 

Martedì 13 Ottobre 2009 22:50

CALMA E SANGUE FREDDO, VIRTU' DEI FORTI

Scritto da Luca Corpaci
CALMA E SANGUE FREDDO, VIRTU' DEI FORTIOggi affronto un aspetto che mi sta molto a cuore. Farò delle considerazioni sulla capacità di un giocatore (ma lo stesso ragionamento è valido per noi allenatori) di autogiudicarsi in maniera obbiettiva e costruttiva. Eviterò di parlare del soggetto che non riconosce il proprio errore, i propri limiti e trova sempre un alibi nel prossimo e le cui conseguenze negative del proprio comportamento sono ovvie ed intuitive, ma prenderò in esame il comportamento di quei giocatori che si giudicano troppo severamente, troppo spesso e tenendo troppo in considerazione il risultato che, nel breve periodo, può dipendere anche solo da fattori contingenti o comunque non tali da dover cambiare la “politica” nei confronti di se stessi. Penso sia compito di noi allenatori trasmettere delle certezze ai giocatori, aiutandoli a giudicare le scelte e non i risultati, soprattutto se nel breve o addirittura brevissimo periodo. Quante volte abbiamo visto giocatori che durante una semplice sessione di tiro “smoccolano” e imprecano dopo ogni tiro sbagliato? Oltre a perdere concentrazione, che è già un bel problema, tendono a rimediare all’errore modificando il tiro sia dal punto di vista tecnico (controllano l’esecuzione perdendo di fluidità, saltano di più, saltano di meno, caricano di più, caricano di meno), sia dal punto di vista mentale. A tal proposito alcuni giorni fa ho chiesto ad un mio giocatore, solitamente incostante al tiro, e che a livello tecnico allena veramente molto questo fondamentale, se riconosce una condizione “psicofisica” ottimale per poter eseguire al meglio un tiro. Lui mi ha risposto di si, ammettendo pure che la sua grande emotività, spesso lo allontana da questa condizione ottimale. Lo ho esortato ad allenarsi a ricercare tale condizione mentale anche in situazioni estreme, cosa che esalterebbe di molto il grande numero di ore che trascorre nella ricerca del miglioramento del gesto tecnico. Io come allenatore posso cercare di indicargli i segnali che capto che lo stanno allontanando dalla miglior concentrazione. C’è chi sbuffa, chi da un calcio al pallone, chi impreca, chi modifica il gesto tecnico, chi tira col “braccetto”. Questa forma di autocontrollo aumenta l’autostima ed in partita il parametro di auto giudizio non sarà più il risultato (il canestro) ma la scelta del tiro. I grandi tiratori hanno grande capacità di ripetere il gesto (sono delle vere e proprie macchine) e questa loro sicurezza  fa si che non si giudichino dopo ogni tiro perché conoscono le proprie qualità anche nel caso dovessero sbagliare parecchi tiri consecutivi. Di fatto, hanno una tale autostima e consapevolezza che non si fanno condizionare da eventuali errori.
Ma raggiungono questa condizione perché sono tecnicamente dotati o sono tecnicamente dotati anche perché, senza perdere fiducia dopo ogni errore, hanno continuato ad eseguire il gesto con personalità e coerenza e senza modificare le condizioni tecniche e mentali? Io penso entrambe anche se il secondo aspetto lo alleniamo e lo consideriamo molto di meno. Ricordo un allenatore, avuto da giovanissimo, che si metteva le mani nei capelli e mi faceva pesare ogni singolo errore al tiro. Il giusto o  lo sbagliato non era dato dalla scelta ma dal risultato ed io, che quando facevo le mie serie di tiro ad allenamento facevo canestro non riuscivo ad impormi, con la mia evidentemente poca personalità, al giudizio altrui, e di conseguenza mio, ricreando quelle condizioni ottimali che istintivamente avevo in allenamento. Tale insicurezza faceva si che, a livello di meccanica, correggessi e ricorreggessi il gesto tecnico anziché allenarlo serenamente. In realtà avevo bisogno di aiuto, non tecnico ma mentale. Solo a 26 anni ho incontrato un allenatore, Lorenzo Cipriani, che abilissimo e sensibilissimo a cogliere gli aspetti mentali dei propri atleti, mi ha aiutato a ricreare quelle condizioni che pure lui riconosceva in me quando avevo la mente “libera” da pressioni mie o altrui senza modificare la tecnica che evidentemente non era il problema principale. Grazie a lui il parametro di giudizio per me era diventata la scelta del tiro e non il risultato. Di fatto tiravo con personalità, mentalmente ero solido e le percentuali erano talmente migliorate che…sembravano sbagliate.
 Ho voluto affrontare questo argomento perché anche alcuni dei miei atleti hanno bisogno del conforto costante del risultato. Se il risultato non viene vanno in confusione e, come io gli dico, succede che si marcano da soli!!! Lo stesso capita a livello di squadra quando perdi. La cosiddetta perdita di serenità è la diretta conseguenza del mio ragionamento e istintivamente si cerca la soluzione nel cambiamento. Spesso, invece, la soluzione sta nell’allenare coerentemente e per più tempo le cose che non hanno funzionato anziché ricominciare tutto da capo prendendo una nuova strada. Calma e sangue freddo, diceva mio papà…
Mercoledì 07 Ottobre 2009 21:07

RIPARTIAMO DAI 990 DI FAVARA…

Scritto da Luca Corpaci

C’era molta curiosità per vedere quanta gente avrebbe seguito la Fortitudo a Favara. La distanza e la “novità” del costo del biglietto avevano sollevato qualche dubbio sulla possibile presenza dei nostri tifosi. Anche questa volta hanno vinto gli ottimisti visto che le mille presenze in tribuna,in “trasferta”, sono da considerare sicuramente come un successo.

Peccato che, come spesso succede, qualcuno abbia preferito rimarcare il fatto che una decina, forse, di queste mille persone abbia mostrato disappunto nei confronti di qualche giocatore e della squadra in generale facendo partire qualche fischio e parlando addirittura di giustificata contestazione. In questo modo è stata data, all’esterno, una cattiva informazione riguardo a quello che è l’ambiente agrigentino nella sconfitta.

Un ambiente comunque positivo, con degli atleti consci del fatto di dover migliorare e che non hanno cercato alibi nel prossimo,un allenatore, che seppur arrabbiatissimo per una vittoria gettata alle ortiche, è consapevole che il cercar di far funzionare le cose è prioritario rispetto al risultato immediato (anche se il risultato innegabilmente consente di lavorare meglio e con meno pressioni), un presidente che, come in passato nei momenti difficili, è prontamente passato a far visita alla squadra per manifestare ed infondere fiducia e serenità, senza far partire alcuna caccia al colpevole e dei tifosi che, fin dalla ripresa degli allenamenti non hanno fatto mancare la loro presenza. Inoltre leggo, nella medesima testata per la quale io sto scrivendo, di giocatori,Virgilio e Pennisi, definiti “fantasmi”e che “hanno combinato tanti guai”, e pur trovandomi in disaccordo non posso che accettare insieme ai giocatori il giudizio, seppur duro e tecnicamente superficiale, altrui.

Mi rivolgo sdegnato invece quando leggo che i due sono sembrati svogliati, cosa che fa passare il messaggio di scarso impegno, poco attaccamento o superficialità. A tal proposito riferisco che la svogliatezza a mio parere si pesa con un brutto atteggiamento difensivo e a questo proposito Davide Virgilio ha tenuto il sedere incollato al  terreno dal primo all’ultimo secondo per pressare con continuità ed anche con un certo profitto e che David Pennisi ha messo in grande difficoltà Morena, ha fatto un buon lavoro a rimbalzo ed in generale ha rispettato tutte le consegne. Poi con grande senso autocritico, Virgilio sa perfettamente che può essere più incisivo in attacco e può sprecare qualche pallone in meno e Pennisi sa perfettamente che ha sbagliato quattro “rigori” oltre ad alcuni tiri liberi. Ma questo nulla ha a che vedere con la svogliatezza. Se poi, chi scrive, avesse visto qualche allenamento o si fosse meglio informato, avrebbe altresì riferito che Virgilio da un mese stringe i denti per un problema al polpaccio, che si è allenato col contagocce e che se fosse più paraculo se ne starebbe in infermeria invece di mettere la propria faccia sul parquet, ed in tal caso quel qualcuno, il cui lavoro è informare con cognizione di causa avrebbe svolto il proprio lavoro un po’ meno “svogliatamente” ed in modo un po’ più professionale.

Quanto alla partita, rivedendola, non posso non nascondere un grande disappunto per non essere stati sufficientemente solidi mentalmente nel momento in cui ci è scappata l’inerzia. Di sicuro,dopo i primi due quarti in cui la valutazione diceva 46 a 18 per noi, non siamo riusciti a livello nervoso e di organizzazione a riprendere il filo del discorso offensivamente e così abbiamo perso una partita che ci ha visti condurre per trentotto minuti e mezzo.

Fortunatamente torniamo subito in campo, in casa, e contro una squadra siciliana che rappresenta la storia di questo campionato. Lo faremo con immutato entusiasmo, forti del sostegno di quei 990 che ci hanno spinti anche nelle difficoltà della passata partita.

 

Martedì 29 Settembre 2009 14:56

PRIMA DA MATRICOLA…POCO TERRIBILE!

Scritto da Luca Corpaci

C’erano molte aspettative per vedere all’opera la matricola terribile Agrigento e puntualmente sono state disattese. Come dico da tempo il campionato sarà lungo e duro ed un periodo di adattamento potrebbe anche essere prevedibilmente necessario, ma la differenza la farà la durata di questo periodo e, al di là delle oggettive difficoltà che una squadra per più di metà nuova può avere, va anche ammesso che non siamo stati sicuramente impeccabili ancor prima che durante la partita, nel corso della preparazione alla partita stessa. Durante la settimana ho avuto l’impressione che la squadra stesse “aspettando” ansiosamente l’esordio anziché  “prepararlo” attraverso il lavoro e la concentrazione quotidiana. Abbiamo, ovviamente in buona fede, pensato a qualcosa che sarebbe stato e non a lavorare per far si che quel qualcosa fosse bello e positivo. Da questo punto di vista mi sento presuntuosamente bravo a “sgamare” la squadra quando si imbatte in un atteggiamento negativo, ma sono stato altrettanto scarso a non riuscire a rimediare in corsa al brutto andazzo. Questa non deve assolutamente trasparire come una modo per mettere in secondo piano il valore degli avversari che hanno fatto un’ottima partita, dimostrando organizzazione e serenità superiori e che hanno imposto le loro caratteristiche sulle nostre.

Di sicuro, però, se potessi rifare la partita, chiederei l’ulteriore concessione di ridarmi la settimana precedente all’incontro per presentare una squadra un po’ più preparata e solida, sia tecnicamente che mentalmente. Dico questo perché è inimmaginabile, altrimenti, che alcuni meccanismi che funzionavano dopo appena tre settimane di lavoro sono stati apparentemente dimenticati all’improvviso. E’ un po’ come quando all’università, pur avendo studiato parecchio, mi presentavo all’esame senza il “ripassino“ finale che metteva ordine e pulizia mentale. Puntualmente l’esame andava così così o addirittura male. La differenza sostanziale è però che il voto dell’esame si poteva rifiutare mentre i due punti di Palestrina se ne sono andati per sempre! Ora si riparte, con i piedi un po’ più incollati al terreno, e con l’obbligo di rimetterci in carreggiata per non dover fare in seguito corsa con il fiatone e soprattutto per lavorare, come piacerebbe a me, per trovarsi tra le mani qualcosa in prospettiva, ossia tra qualche mese, anziché dover lavorare per dover vincere a tutti i costi la partita successiva, cosa che spesso toglie coerenza e serenità alla programmazione di noi allenatori.

Adesso arriva l’Ostuni, una squadra che un mesetto addietro ho indicato come una delle possibili outsider del campionato. Poco conta che abbia subito un stop interno anche perché è arrivato per mano di una big del campionato come Ferentino. Giocheremo a Favara e lasciamo il Nicosia con la malinconia di chi lascia la casa dove è nato e cresciuto ma con la curiosità di vedere se le 1500 persone che lo hanno assiepato si sciropperanno i 15 chilometri che dividono Agrigento da Favara.

Intanto un’inaspettata risposta è arrivata proprio da Palestrina. Ha creato un certo stupore e grande piacere tra i ragazzi della squadra vedere dietro uno striscione biancoazzurro una trentina di persone che, organizzatesi autonomamente, ci hanno sostenuto durante e oltre il quarantesimo. Agrigento non è sicuramente ubicata in un angolo comodo dell’Italia. Non c’è un aeroporto, non ci sono treni veloci, non partono i traghetti per il “continente”. Chi vuole vedere la squadra non può associare la partita ad una “scampagnata” di piacere. Chi vuole vedere la squadra deve fare un sacrificio fisico ed economico. Così, pur perdendo sul campo, Agrigento, domenica, ha comunque un po’ vinto…

Lunedì 21 Settembre 2009 20:30

IL PATTO E’ STRINGERSI SEMPRE DI PIU’!

Scritto da Luca Corpaci

Coach CorpaciIl precampionato è finito e penso che tutti siano contenti di questo. Precampionato significa conoscersi, preparazione fisica, dolori, voglia di mettersi in mostra, ricerca degli equilibri ma significa anche attesa per giocare quella prima di campionato che metaforicamente sfonda un muro e ti catapulta dentro una nuova stagione con tutte le ansie, i dubbi e le speranze del caso.Nel precampionato un po’ tutti cercano delle risposte che però non possono arrivare perché il campionato sarà lungo e gli scenari cambieranno spesso, in alcuni casi anche settimanalmente.

Personalmente, pur reputandomi soddisfatto del lavoro fatto, mi rendo perfettamente conto che il viaggio per scalare la montagna sarà lungo e pieno di insidie e forse la differenza, tra una squadra e l’altra, la faranno il modo e la capacità di affrontare i contrattempi e le difficoltà. Di sicuro chi, come me e buona parte della squadra, arriva dalla C1 si è perfettamente reso conto che il livello si è alzato di parecchio e sarà nostro dovere adattarci il più velocemente possibile ad una nuova realtà magari facendo leva su quella forza  e solidità mentale che già in passato ci ha fatto saltare fuori da situazioni quasi disperate. Per quel che ci riguarda poi, non si può non considerare il fatto  che Agrigento in queste ultime due stagioni ha ottenuto ciò che ha ottenuto grazie ad un’invidiabile comunione di intenti. Dalla società, allo staff, per passare ai giocatori e ai tifosi, tutti hanno sempre dato l’impressione di essere un blocco unico e questa solidità unita ad indubbie qualità tecniche dei protagonisti e ad un pizzico di buona sorte ci hanno fatto ritrovare in piedi quando ormai sembravamo spacciati.

In gara uno play off a Catania, ad esempio, ci eravamo presentati pieni di problemi e con mille insicurezze. Nelle ultime sei partite di regular season ne avevamo perse quattro di cui una con Canicattì, già retrocessa, che non vinceva da undici turni. Alcuni giocatori avevano “acciacchi” importanti e stavamo cercando di reinserire Pol Bodetto dopo uno stop di quattro mesi. Il gioco aveva subito una grossa involuzione e c’era la sensazione che stavamo rovinando otto mesi di ottimo lavoro e risultati. Apparentemente l’energia era poca ed il gap con le squadre di vertice sembrava netto. Quel giorno nello spogliatoio di Catania era comparso un foglio con scritta una frase di una canzone di Ligabue che viene sempre messa durante il riscaldamento. In quel pezzo di carta c’era scritto: Il patto è stringersi di più!! Non sarà sicuramente stato merito di quella frase se poi abbiamo vinto il campionato ma di fatto l’atteggiamento della squadra, società e tifosi hanno ben rispecchiato quel messaggio tanto da trovare nella grande compattezza del gruppo quell’energia che sembrava definitivamente perduta. All’entrata in campo poi avevamo trovato una muraglia di maglie,striscioni e bandiere biancoazzurre. Era il segno evidente che tutti volevano provarci. C’era all’improvviso di nuovo energia e, stringendoci tra noi, tutto sembrava possibile…

Domenica si riparte e sarebbe bello se il patto fosse sempre lo stesso!