Pianeta Fortitudo (14)



Riponevamo molte aspettative sulla trasferta di Siena.Una eventuale vittoria sarebbe stata la quarta nelle ultime cinque partite,saremmo andati in positivo con la media inglese,la classifica avrebbe ricevuto una bella spinta verso l’alto ed avremmo con tutto ciò acquisito molto a livello di autostima e consapevolezza. Invece torniamo a casa con una pesante sconfitta che ci costringe a ripartire da zero nella rincorsa di quella continuità che al momento evidentemente non abbiamo.
Tra l’altro, andando ad analizzare la partita anche a mente fredda non posso non considerare il fatto che la Fortitudo dei primi due quarti è stata la migliore della stagione. Eccellente circolazione della palla con coinvolgimento di tutti,pericolosità dentro l’area ma anche dal perimetro,difesa aggressiva e tutto sommato continua,pochissime palle perse (due..),nessun problema di falli vista la distribuzione del minutaggio ed un inerzia che sembrava dalla nostra. Risultato?Meno uno all’intervallo!!!Le nostre percentuali non buone (ma le percentuali vanno e vengono!!)ed i meriti di Siena che è rimasta attaccata alla partita anche nei momenti di difficoltà non aveva dato a livello di punteggio il giusto risalto alla nostra buona partita. Al ritorno in campo, dopo un break subito nei primi minuti ci siamo ritrovati di nuovo attaccati a Siena,sul meno due, a meno di tre minuti dalla fine del terzo quarto. Da li in poi due minuti di black out totale ci ha fatto finire il terzo quarto a meno quattordici!!Ultimo quarto da dimenticare, per mancanza di lucidità, che ha portato a far confusione e in attacco e in difesa.
Ora ricominciamo da capo,cercando di trovare maggiori certezze e continuità di gioco ripartendo dai primi due quarti di Siena e tenendo in grande considerazione il fatto che già in diverse occasioni abbiamo sprecato il frutto di un buon lavoro con qualche minuto di assoluta follia.
Sento dire,a nostra parziale giustificazione,che abbiamo affrontato,a parte Barcellona,le migliori squadre del campionato e se la classifica dice questo dico anche che mi venga a dire qualcuno che le partite con Santantimo,Matera,Potenza in casa o Sansevero e Ruvo fuori possano essere considerate delle formalità. La verità è che il campionato è durissimo per tutti e non c’è squadra che domenicalmente abbia fatto passeggiate con alcuno. La forza morale oltre che tecnica delle varie compagini darà alla lunga una spinta in più e conto di riuscire a trasmettere alla squadra quello spirito e quella perseveranza che alla lunga ci darebbero sicuramente soddisfazioni.



Resto poi convinto che relativamente a questo aspetto il migliore allenatore sia…l’esempio del compagno. Chi vede un compagno difensivamente sempre presente, concentrato, duro, solido, istintivamente tenta di emularlo e di “aiutarlo”.
A Molfetta, oltre alla reazione da..istinto di sopravvivenza di cui ho parlato prima c’è stato anche più di qualche buon esempio e questo mi fa pensare che non torniamo da questa trasferta soltanto con i due preziosissimi punti ma con qualcosa di più.
Oggi affronto un aspetto che mi sta molto a cuore. Farò delle considerazioni sulla capacità di un giocatore (ma lo stesso ragionamento è valido per noi allenatori) di autogiudicarsi in maniera obbiettiva e costruttiva. Eviterò di parlare del soggetto che non riconosce il proprio errore, i propri limiti e trova sempre un alibi nel prossimo e le cui conseguenze negative del proprio comportamento sono ovvie ed intuitive, ma prenderò in esame il comportamento di quei giocatori che si giudicano troppo severamente, troppo spesso e tenendo troppo in considerazione il risultato che, nel breve periodo, può dipendere anche solo da fattori contingenti o comunque non tali da dover cambiare la “politica” nei confronti di se stessi. Penso sia compito di noi allenatori trasmettere delle certezze ai giocatori, aiutandoli a giudicare le scelte e non i risultati, soprattutto se nel breve o addirittura brevissimo periodo. Quante volte abbiamo visto giocatori che durante una semplice sessione di tiro “smoccolano” e imprecano dopo ogni tiro sbagliato? Oltre a perdere concentrazione, che è già un bel problema, tendono a rimediare all’errore modificando il tiro sia dal punto di vista tecnico (controllano l’esecuzione perdendo di fluidità, saltano di più, saltano di meno, caricano di più, caricano di meno), sia dal punto di vista mentale. A tal proposito alcuni giorni fa ho chiesto ad un mio giocatore, solitamente incostante al tiro, e che a livello tecnico allena veramente molto questo fondamentale, se riconosce una condizione “psicofisica” ottimale per poter eseguire al meglio un tiro. Lui mi ha risposto di si, ammettendo pure che la sua grande emotività, spesso lo allontana da questa condizione ottimale. Lo ho esortato ad allenarsi a ricercare tale condizione mentale anche in situazioni estreme, cosa che esalterebbe di molto il grande numero di ore che trascorre nella ricerca del miglioramento del gesto tecnico. Io come allenatore posso cercare di indicargli i segnali che capto che lo stanno allontanando dalla miglior concentrazione. C’è chi sbuffa, chi da un calcio al pallone, chi impreca, chi modifica il gesto tecnico, chi tira col “braccetto”. Questa forma di autocontrollo aumenta l’autostima ed in partita il parametro di auto giudizio non sarà più il risultato (il canestro) ma la scelta del tiro. I grandi tiratori hanno grande capacità di ripetere il gesto (sono delle vere e proprie macchine) e questa loro sicurezza fa si che non si giudichino dopo ogni tiro perché conoscono le proprie qualità anche nel caso dovessero sbagliare parecchi tiri consecutivi. Di fatto, hanno una tale autostima e consapevolezza che non si fanno condizionare da eventuali errori.
C’era molta curiosità per vedere quanta gente avrebbe seguito la Fortitudo a Favara. La distanza e la “novità” del costo del biglietto avevano sollevato qualche dubbio sulla possibile presenza dei nostri tifosi. Anche questa volta hanno vinto gli ottimisti visto che le mille presenze in tribuna,in “trasferta”, sono da considerare sicuramente come un successo.
Peccato che, come spesso succede, qualcuno abbia preferito rimarcare il fatto che una decina, forse, di queste mille persone abbia mostrato disappunto nei confronti di qualche giocatore e della squadra in generale facendo partire qualche fischio e parlando addirittura di giustificata contestazione. In questo modo è stata data, all’esterno, una cattiva informazione riguardo a quello che è l’ambiente agrigentino nella sconfitta.
Un ambiente comunque positivo, con degli atleti consci del fatto di dover migliorare e che non hanno cercato alibi nel prossimo,un allenatore, che seppur arrabbiatissimo per una vittoria gettata alle ortiche, è consapevole che il cercar di far funzionare le cose è prioritario rispetto al risultato immediato (anche se il risultato innegabilmente consente di lavorare meglio e con meno pressioni), un presidente che, come in passato nei momenti difficili, è prontamente passato a far visita alla squadra per manifestare ed infondere fiducia e serenità, senza far partire alcuna caccia al colpevole e dei tifosi che, fin dalla ripresa degli allenamenti non hanno fatto mancare la loro presenza. Inoltre leggo, nella medesima testata per la quale io sto scrivendo, di giocatori,Virgilio e Pennisi, definiti “fantasmi”e che “hanno combinato tanti guai”, e pur trovandomi in disaccordo non posso che accettare insieme ai giocatori il giudizio, seppur duro e tecnicamente superficiale, altrui.
Mi rivolgo sdegnato invece quando leggo che i due sono sembrati svogliati, cosa che fa passare il messaggio di scarso impegno, poco attaccamento o superficialità. A tal proposito riferisco che la svogliatezza a mio parere si pesa con un brutto atteggiamento difensivo e a questo proposito Davide Virgilio ha tenuto il sedere incollato al terreno dal primo all’ultimo secondo per pressare con continuità ed anche con un certo profitto e che David Pennisi ha messo in grande difficoltà Morena, ha fatto un buon lavoro a rimbalzo ed in generale ha rispettato tutte le consegne. Poi con grande senso autocritico, Virgilio sa perfettamente che può essere più incisivo in attacco e può sprecare qualche pallone in meno e Pennisi sa perfettamente che ha sbagliato quattro “rigori” oltre ad alcuni tiri liberi. Ma questo nulla ha a che vedere con la svogliatezza. Se poi, chi scrive, avesse visto qualche allenamento o si fosse meglio informato, avrebbe altresì riferito che Virgilio da un mese stringe i denti per un problema al polpaccio, che si è allenato col contagocce e che se fosse più paraculo se ne starebbe in infermeria invece di mettere la propria faccia sul parquet, ed in tal caso quel qualcuno, il cui lavoro è informare con cognizione di causa avrebbe svolto il proprio lavoro un po’ meno “svogliatamente” ed in modo un po’ più professionale.
Quanto alla partita, rivedendola, non posso non nascondere un grande disappunto per non essere stati sufficientemente solidi mentalmente nel momento in cui ci è scappata l’inerzia. Di sicuro,dopo i primi due quarti in cui la valutazione diceva 46 a 18 per noi, non siamo riusciti a livello nervoso e di organizzazione a riprendere il filo del discorso offensivamente e così abbiamo perso una partita che ci ha visti condurre per trentotto minuti e mezzo.
Fortunatamente torniamo subito in campo, in casa, e contro una squadra siciliana che rappresenta la storia di questo campionato. Lo faremo con immutato entusiasmo, forti del sostegno di quei 990 che ci hanno spinti anche nelle difficoltà della passata partita.
C’erano molte aspettative per vedere all’opera la matricola terribile Agrigento e puntualmente sono state disattese. Come dico da tempo il campionato sarà lungo e duro ed un periodo di adattamento potrebbe anche essere prevedibilmente necessario, ma la differenza la farà la durata di questo periodo e, al di là delle oggettive difficoltà che una squadra per più di metà nuova può avere, va anche ammesso che non siamo stati sicuramente impeccabili ancor prima che durante la partita, nel corso della preparazione alla partita stessa. Durante la settimana ho avuto l’impressione che la squadra stesse “aspettando” ansiosamente l’esordio anziché “prepararlo” attraverso il lavoro e la concentrazione quotidiana. Abbiamo, ovviamente in buona fede, pensato a qualcosa che sarebbe stato e non a lavorare per far si che quel qualcosa fosse bello e positivo. Da questo punto di vista mi sento presuntuosamente bravo a “sgamare” la squadra quando si imbatte in un atteggiamento negativo, ma sono stato altrettanto scarso a non riuscire a rimediare in corsa al brutto andazzo. Questa non deve assolutamente trasparire come una modo per mettere in secondo piano il valore degli avversari che hanno fatto un’ottima partita, dimostrando organizzazione e serenità superiori e che hanno imposto le loro caratteristiche sulle nostre.
Di sicuro, però, se potessi rifare la partita, chiederei l’ulteriore concessione di ridarmi la settimana precedente all’incontro per presentare una squadra un po’ più preparata e solida, sia tecnicamente che mentalmente. Dico questo perché è inimmaginabile, altrimenti, che alcuni meccanismi che funzionavano dopo appena tre settimane di lavoro sono stati apparentemente dimenticati all’improvviso. E’ un po’ come quando all’università, pur avendo studiato parecchio, mi presentavo all’esame senza il “ripassino“ finale che metteva ordine e pulizia mentale. Puntualmente l’esame andava così così o addirittura male. La differenza sostanziale è però che il voto dell’esame si poteva rifiutare mentre i due punti di Palestrina se ne sono andati per sempre! Ora si riparte, con i piedi un po’ più incollati al terreno, e con l’obbligo di rimetterci in carreggiata per non dover fare in seguito corsa con il fiatone e soprattutto per lavorare, come piacerebbe a me, per trovarsi tra le mani qualcosa in prospettiva, ossia tra qualche mese, anziché dover lavorare per dover vincere a tutti i costi la partita successiva, cosa che spesso toglie coerenza e serenità alla programmazione di noi allenatori.
Adesso arriva l’Ostuni, una squadra che un mesetto addietro ho indicato come una delle possibili outsider del campionato. Poco conta che abbia subito un stop interno anche perché è arrivato per mano di una big del campionato come Ferentino. Giocheremo a Favara e lasciamo il Nicosia con la malinconia di chi lascia la casa dove è nato e cresciuto ma con la curiosità di vedere se le 1500 persone che lo hanno assiepato si sciropperanno i 15 chilometri che dividono Agrigento da Favara.
Intanto un’inaspettata risposta è arrivata proprio da Palestrina. Ha creato un certo stupore e grande piacere tra i ragazzi della squadra vedere dietro uno striscione biancoazzurro una trentina di persone che, organizzatesi autonomamente, ci hanno sostenuto durante e oltre il quarantesimo. Agrigento non è sicuramente ubicata in un angolo comodo dell’Italia. Non c’è un aeroporto, non ci sono treni veloci, non partono i traghetti per il “continente”. Chi vuole vedere la squadra non può associare la partita ad una “scampagnata” di piacere. Chi vuole vedere la squadra deve fare un sacrificio fisico ed economico. Così, pur perdendo sul campo, Agrigento, domenica, ha comunque un po’ vinto…
Il precampionato è finito e penso che tutti siano contenti di questo. Precampionato significa conoscersi, preparazione fisica, dolori, voglia di mettersi in mostra, ricerca degli equilibri ma significa anche attesa per giocare quella prima di campionato che metaforicamente sfonda un muro e ti catapulta dentro una nuova stagione con tutte le ansie, i dubbi e le speranze del caso.Nel precampionato un po’ tutti cercano delle risposte che però non possono arrivare perché il campionato sarà lungo e gli scenari cambieranno spesso, in alcuni casi anche settimanalmente.
Personalmente, pur reputandomi soddisfatto del lavoro fatto, mi rendo perfettamente conto che il viaggio per scalare la montagna sarà lungo e pieno di insidie e forse la differenza, tra una squadra e l’altra, la faranno il modo e la capacità di affrontare i contrattempi e le difficoltà. Di sicuro chi, come me e buona parte della squadra, arriva dalla C1 si è perfettamente reso conto che il livello si è alzato di parecchio e sarà nostro dovere adattarci il più velocemente possibile ad una nuova realtà magari facendo leva su quella forza e solidità mentale che già in passato ci ha fatto saltare fuori da situazioni quasi disperate. Per quel che ci riguarda poi, non si può non considerare il fatto che Agrigento in queste ultime due stagioni ha ottenuto ciò che ha ottenuto grazie ad un’invidiabile comunione di intenti. Dalla società, allo staff, per passare ai giocatori e ai tifosi, tutti hanno sempre dato l’impressione di essere un blocco unico e questa solidità unita ad indubbie qualità tecniche dei protagonisti e ad un pizzico di buona sorte ci hanno fatto ritrovare in piedi quando ormai sembravamo spacciati.
In gara uno play off a Catania, ad esempio, ci eravamo presentati pieni di problemi e con mille insicurezze. Nelle ultime sei partite di regular season ne avevamo perse quattro di cui una con Canicattì, già retrocessa, che non vinceva da undici turni. Alcuni giocatori avevano “acciacchi” importanti e stavamo cercando di reinserire Pol Bodetto dopo uno stop di quattro mesi. Il gioco aveva subito una grossa involuzione e c’era la sensazione che stavamo rovinando otto mesi di ottimo lavoro e risultati. Apparentemente l’energia era poca ed il gap con le squadre di vertice sembrava netto. Quel giorno nello spogliatoio di Catania era comparso un foglio con scritta una frase di una canzone di Ligabue che viene sempre messa durante il riscaldamento. In quel pezzo di carta c’era scritto: Il patto è stringersi di più!! Non sarà sicuramente stato merito di quella frase se poi abbiamo vinto il campionato ma di fatto l’atteggiamento della squadra, società e tifosi hanno ben rispecchiato quel messaggio tanto da trovare nella grande compattezza del gruppo quell’energia che sembrava definitivamente perduta. All’entrata in campo poi avevamo trovato una muraglia di maglie,striscioni e bandiere biancoazzurre. Era il segno evidente che tutti volevano provarci. C’era all’improvviso di nuovo energia e, stringendoci tra noi, tutto sembrava possibile…


C’era molta curiosità per vedere quanta gente avrebbe seguito la Fortitudo a Favara. La distanza e la “novità” del costo del biglietto avevano sollevato qualche dubbio sulla possibile presenza dei nostri tifosi. Anche questa volta hanno vinto gli ottimisti visto che le mille presenze in tribuna,in “trasferta”, sono da considerare sicuramente come un successo. 

